Il Musical

CANGIARI

Cangiari è un musical scritto da Giovanna Manola con brani della band catanese Strummula, andato in scena per la prima volta nel maggio del 2010 presso il Piccolo Teatro di Catania, allestito dalla Compagnia Maqam diretta dalla stessa autrice e dalla coreografa Federica Feltri. Il musical racconta una favola dei giorni nostri attraverso la quale lo spettatore viene catapultato, insieme alla protagonista, in un viaggio nel tempo. Dalla Sicilia odierna si passa agli anni 30 e da questi all’epoca borbonica e agli anni dei Vespri siciliani, sino ad arrivare alla dominazione araba dell’anno 1000. I brani di Strummula, che ormai da più di 20 anni raccoglie le tradizioni popolari e musicali, passate e presenti, in una serie di canzoni in lingua dialettale scritte in particolare da Domenico Aiola e Franco Giuffrida, sono stati arrangiati per la scena da Antonio Indelicato.

 ARGOMENTO

Federica, giovane studentessa dell’Accademia di Belle Arti, lamenta la sua frustrazione per questa regione, la Sicilia, che non offre sbocchi alle nuove generazioni ed incontra nel collega Ibrahim, extracomunitario già laureato nel suo paese, le stesse incertezze, la stessa rabbia e le stesse motivazioni che le fanno desiderare di andare via dalla sua terra.

Tuttavia, durante una visita ad un antico palazzo insieme alla sua classe, Federica vivrà un’avventura fantastica, fra sogno e realtà, che le farà ridimensionare le sue posizioni.

Rimasta chiusa per errore all’interno dell’inquietante palazzo, ad ogni rintocco del grande orologio

della sala, Federica verrà trasportata indietro nel tempo: si ritroverà alla festa di Tony, figlio del boss mafioso Don Vito, negli anni 30; attraverso uno specchio verrà catapultata in un valzer del periodo borbonico, classe già in declino dopo le rivoluzioni che porteranno all’unificazione d’Italia; si risveglierà sul finire del 1200 in mezzo ad un gruppo di popolani ubriaconi che le racconteranno ciò che sta accadendo con i Vespri ed infine il “maledetto” orologio la riporterà nel X secolo, durante la dominazione aghlabida, durante la quale si ritroverà moglie del giovane emiro Ibrahim.

La ragazza scoprirà la sua storia, la storia della sua terra e del suo popolo e guarderà ad essa con occhi nuovi, raggiungendo la consapevolezza che quando esisteva la tolleranza ed il rispetto reciproco, si viveva in armonia e prosperità. E forse è questo ciò che vorrà tentare di fare in prima persona: mantenere la speranza di “cangiari” le cose negative attraverso l’unico grande principio del rispetto per la libertà delle proprie scelte, il rispetto per le donne, il rispetto per le tradizioni e la cultura di un popolo.

LE MUSICHE

La band STRUMMULA nasce nel quartiere della Civita a Catania nell’aprile del 1980 e da allora comincia a raccogliere ciò che resta del patrimonio tradizionale e popolare tramandato dagli anziani. La sua attenzione si sposta poi anche sulle raccolte di ricercatori isolani come Corrado Avolio, Antonino Uccello e Giuseppe Pitrè. Nasce così un repertorio fatto di melodie originali costruite su quanto raccolto da manoscritti, voci e racconti, insieme ad una serie di brani inediti che man mano vengono prodotti per raccontare il presente dell’isola. E così dai testi tradizionali come “Lu vespru sicilianu” si passa a brani come “Venunu di luntanu” sul tema dell’immigrazione.

All’interno del musical i brani trovano un loro posto ad hoc, inseriti in un contesto scenico che ne evidenzia i contenuti ed esalta la bellezza musicale.

POSSIBILI ATTIVITÀ LEGATE ALL’OPERA

I brani all’interno del musical

  • Il musical si apre con un brano intitolato Canciari nenti. Ecco una frase emblematica da cuitrae il titolo la canzone: “Canciari tuttu ppi nun canciari nenti”. Se tradotta in italiano, ciriconduce alla famosa frase che Tomasi di Lampedusa, nel suo romanzo Il Gattopardo , fapronunciare a Tancredi, resa più esplicita dall’altra famosa citazione “se vogliamo che tuttorimanga com’è, è necessario che tutto cambi”. Tale realtà politica si riferiva all’aria dirinnovamento che accompagnava l’annessione del regno borbonico all’Italia nascente, ma già evidentemente corrotta. Se dovessi attualizzare questa frase, quali spunti di riflessione sorgono rispetto all’attuale situazione sociale e politica? Il brano in apertura ne offre diversi come la mafia e la resistenza a questa del popolo siciliano.
  • Quando Federica si ritrova a doversi inventare una canzone per salvarsi dal boss Don Vito, cerca nel cassetto dei ricordi dei vecchi detti popolari che le ripeteva la nonna e ne viene fuori il brano intitolato Su non cantu moru nel quale appaiono antichi modi di dire che racchiudono perle di saggezza popolare come per esempio “Cu casca ‘mpuvirtà perdi lu nomu, non si viri taliatu di nisciunu”. Conosci qualche detto popolare o qualche antico modo di dire in dialetto ascoltato da persone più anziane?
  • Ritrovatasi nel gruppo dei grotteschi popolani alla fine del 1200, Federica ascolta il racconto di ciò che furono le rivolte del popolo siciliano contro gli Angioini mentre si auspicavano l’intervento di Pietro d’Aragona, la cui consorte Costanza, discendente del grande imperatore Federico II, riportava alla memoria lo splendore del regno svevo. I popolani cantano Lu vespru siciliano, il cui testo è tradizionale e proviene da una raccolta del Pitrè.E lu francisi cu la so putenza ‘nda la Sicilia facìa malacrianza”, così inizia il racconto che viene dalla bocca del popolo. Ascoltando il brano, quale punto di vista emerge in merito alla dominazione angioina che lo stesso Dante nel Paradiso indicò come Mala Segnoria?
  • Alcuni brani del musical offrono spunti di riflessione su problematiche presenti che, come sempre accade, si relazionano con eventi già avvenuti nel nostro passato e che si ripropongono in forme diverse oggigiorno. Fra queste indichiamo il tema dell’immigrazione/emigrazione in Venunu di luntanu, il tema delle guerre provocate dagli estremismi religiosi in Circannu a strata ed ancora il brano di chiusura Semu siciliani che raccoglie in un sound rock accattivante il cuore della sicilianità: la commistione tra culture diverse, eredità delle molteplici dominazioni. Così la tolleranza ed il rispetto nascono grazie alla conoscenza della propria storia e dalla consapevolezza di essere un unico calderone di tradizioni e culture. Rifletti sui temi trattati dai brani in relazione al seguente ritornello tratto dall’ultima canzone citata:“E allura chi putemu fari, semu tucchi, semu greci, ‘n pugnu d’africani, di francisi e di spagnoli, semu siciliani!”

Il testo drammaturgico del musical

Il linguaggio del testo drammaturgico riassume le tendenze delle presenti generazioni legate ai mezzi di comunicazione di massa, come la TV, Facebook ed i cellulari, combinati con linguaggi più tradizionali, antichi modi di dire e citazioni dialettali, contrasti risalenti al passato della nostra isola.

Facciamo un viaggio di scoperta nel testo dell’opera!

  • Riscopriamo la musicalità del nostro dialetto in un antico contrasto tradizionale inserito nella scena tra i due popolani dei Vespri che si scherniscono con battute che nascondono l’eterno tema di amore e odio. Prova a leggere il contrasto e tenta di analizzare tanto il contenuto linguistico che tematico.

Alta ci siti vui e iu nun mi ni curu,

pirchì lu spezzi non si vinni cchiù a cantaru,

si vinni a unza, a unza e comu l’oru,

e vui nun siti figghia di quarchi nutaru,

ni puramenti di nu riccu moru,

siti figghia d’un tintu sardaru,

sardaru tintu e mancu bonu.

Facci di carta nzunzata cu l’ogghiu

Ti mendi a diri ca iu vogghiu a tia,

iu nun t’amu nun ti stimu e nun ti vogghiu,

mancu si fussi oru ni vurria.

Prima ta mettiri setti misi ammoddu

e poi mortu ha passari di mia

e allura ti mannu a diri si ti vogghiu

ppi criateddu nda la casa mia.

  • Sempre a proposito del periodo dei Vespri, tramanda la tradizione che i siciliani, per scoprire i francesi che si camuffavano da popolani per sfuggire alla rivolta, mostrassero loro qualcosa chiedendo di ripeterne il nome in dialetto, cosa che loro, data la pronuncia francese, non riuscivano a fare correttamente. Anche nel musical uno dei popolani chiede al presunto francese di ripetere questa fatidica parola. Qual è?
  • Quando Federica si ritrova fra i nobili dell’epoca borbonica, sarà testimone della conversazione di due signorotti che chiacchierano a proposito delle rivolte dei contadini guidati da un gruppo di rivoluzionari riferendosi altresì ai precedenti moti del 1820. In che periodo storico ci ritroviamo e cosa avverrà nel giro di qualche decennio nella nostra nazione? Che valore ha una costituzione in tal senso?
  • La dominazione araba, secondo molti storici fra i quali Amari, portò in Sicilia un rinnovato splendore artistico, culturale ed economico intorno al IX-X secolo. La figura realmente esistita dell’emiro Ibrahim, giovane che aveva ricevuto un’educazione tanto militare che umanistica, recita un componimento. Qual è il tema universale racchiuso in esso? Quali altri poeti hanno trattato questo tema?

Cieco! Questa terra, questo cielo, queste stelle sono irrilevanti,

Lascia tutto ed accontenta la tua gioia!

Da questo spazio che ritornando viene costruito e distrutto,

É solo un respiro che prenderai, un respiro irrilevante.

Testo di presentazione ed attività didattiche a cura dell’autrice, Prof.ssa Giovanna Manola.

 

 

 

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