La Spia

La Spia – contro ogni forma di mafia

  • Ragusa, archiviato il caso Guarascio: “Non ci fu istigazione al suicidio”
    Il Giudice per le indagini preliminari, Giovanni Giampiccolo ha archiviato come richiesto dal procuratore Carmelo Petralia, il “caso Guarascio”. Giovanni Guarascio era un operaio di 64 anni, che il 14 maggio 2013 morì a Vittoria, dandosi fuoco per impedire lo sfratto e per difendere la propria casa poi venduta all’asta. Una complessa vicenda con tre indagati per i quali il Gip ha disposto l’archiviazione dopo avere esaminato anche la richiesta di opposizione della famiglia Guarascio: le tre posizioni sono quelle di Orazio Sciagura, difeso dall’avvocato Carmelo Scarso, che acquistò all’asta la casa di Giovanni Guarascio, l’avvocato Daniele Drago – difeso dai legali Enrico Cultrone e Daniele Scrofani – ed il commercialista Giuseppe Cassarino – rappresentato dall’avvocato Santino Garufi, coinvolti nell’operazione di vendita all’asta della casa, sulle cui procedure, non è stata ravvisata irregolarità. Per il gip non c’è stata istigazione al suicidio o aiuto al suicidio, per il fatto che Guarascio morì dandosi fuoco “a distanza di circa un anno dall’aggiudicazione dell’immobile, dopo quattro rinvii dell’esecuzione del decreto di trasferimento”. Il giudice ha ritenuto inammissibile l’opposizione della famiglia che sosteneva la turbata libertà di incanti citando anche la decisione del Tribunale del Riesame del 2014 che dissequestrò l’abitazione di Guarascio – che era stata affidata in custodia con facoltà d’uso alla vedova – “restituendola” all’acquirente, non ritenendo sufficienti gli elementi per fondare il sequestro dell’immobile. Martina Guarascio, candidata alle ultime Regionali in Forza Italia, a gennaio dello scorso anno aveva dichiarato che la sua famiglia aveva “fatto pressione tramite i legali per avocare ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-11-22By Redazione
    5 months ago
  • Siracusa, torna in carcere Francesco Toscano. Ecco come funziona il racket della “fiera del mercoledì”
    E’ stato arrestato questa mattina Francesco (detto Franco) Toscano dalla Polizia di Siracusa. Francesco Toscano, da noi citato nell’ultima inchiesta sui clan di Siracusa (LEGGI), era tornato in libertà lo scorso 27 ottobre (meno di un mese è durato il suo periodo di libertà). Questa mattina, ignoti, avevano dato alle fiamme la palestra (“ASD B-Zone”) del cognato di Toscano (LEGGI). L’importante segnale dell’arresto di Toscano, dato grazie all’impegno della Polizia di Siracusa, deve far comprendere ai cittadini che denunciare conviene e che le Forze dell’Ordine sono pronte a far luce sulle dinamiche criminali e mafiose cittadine. Purtroppo in città sono tantissimi gli imprenditori che continuano a pagare il “pizzo” al clan “Bottaro-Attanasio”, rappresentato a questo punto in libertà da diversi pluripregiudicati che, come Toscano, uno per uno saranno assicurati alla Giustizia e pagheranno i loro reati commessi. Su tutti Luciano De Carolis (LEGGI ARTICOLO) che, con la sua macelleria, impone il “racket” della carne ai paninari. IL RACKET DELLA FIERA DEL MERCOLEDI’ La “fiera del mercoledì” è un appuntamento imperdibile e settimanale per i siracusani, ovvero il “leggendario” mercatino da sempre famosissimo in città. Proprio il mercoledì, molti titolari di bancarelle (mai generalizzare ma la stragrande maggioranza) versano al clan “Bottaro-Attanasio” ben 25 euro. Il racket alla fiera, con piccole (le cosiddette mini estorsioni) somme di denaro, è la nuova frontiera delle estorsioni in città oramai realizzate dal clan con cifre che, moltiplicate per le centinaia di bancarelle, costituiscono un enorme introito, settimanale, certo e garantito per le ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-11-21By Paolo Borrometi
    5 months ago
  • Estorsione e sequestro nel Ragusano, assolti due imprenditori dal Tribunale
    Si è concluso con due assoluzioni e tre condanne il processo che vedeva imputati due imprenditori di Città di Castello – difesi dagli avvocati Raffaella Fiorucci, Luciana Pauselli del Foro di Perugia e Antonio Borrometi del Foro di Ragusa – e Nunzio Alabiso (residente nel Parmense), Vincenzo Cannizzo e Angelo Daniele Faldelli residenti a Gela, tutti e tre difesi dall’avvocato Giacomo Ventura del Foro di Gela. I due imprenditori, Sandro Pauselli e la moglie, Alida Cecconi, assolti per non avere commesso il fatto, erano accusati di essere i mandanti di un episodio accaduto a maggio del 2012 a Modica. Il titolare di una ditta ed un suo dipendente avevano presentato denuncia al commissariato di Modica, sostenendo di essere stati vittime di una violenta aggressione. I tre aggressori secondo l’impianto accusatorio avrebbero agito per conto dei Pauselli per recuperare la somma di un attrezzo consegnato al titolare della ditta e non pagato e richiedevano pertanto il pagamento di 8.500 euro. Le indagini vennero coordinate dall’allora procuratore di Modica, Francesco Puleio. Per tutti l’accusa era di sequestro di persona, lesioni aggravate e tentata estorsione in concorso. Il Pm, Andrea Sodano aveva chiesto per i presunti mandanti, la condanna a 3 anni di reclusione e per gli esecutori, pene tra i 5 anni ed i 5 anni e sei mesi. Il collegio composto dai giudici Vincenzo Saito, Vincenzo Ignaccolo e Ivan Infarinato ha assolto Sandro Pauselli e la moglie, Alida Cecconi per non avere commesso il fatto e condannato a due anni con 1000 ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-11-21By Redazione
    5 months ago
  • Mafia, minacce a Paolo Borrometi: da Musumeci ad Alfano e Di Maio, fiume di solidarietà
    Molti i messaggi di solidarietà ricevuti a seguito dell’audio di minacce (ASCOLTA) inviato a Paolo Borrometi da Francesco De Carolis, fratello del condannato per mafia Luciano. Mafia: Musumeci chiama Borrometi, ti sono vicino  (ANSA) – PALERMO, 21 NOV – “Ti sono vicino, come uomo delle istituzioni e come giornalista, per l’ennesimo vile atto di intimidazione mafiosa che hai dovuto subire. Vai avanti nella coraggiosa azione di denuncia ben sapendo che i siciliani perbene sono dalla tua parte”. Lo ha detto il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, in una telefonata al giornalista ragusano Paolo Borrometi, vittima nei giorni scorsi di una grave minaccia da parte di un esponente della criminalita’ siracusana. (ANSA).  Giornalisti: Alfano, piena solidarieta’ e sostegno a Borrometi  (AGI) – Roma, 21 nov. – Piena solidarieta’ e sostegno al giornalista siciliano dell’agenzia Agi Paolo Borrometi. Certo che nessuna minaccia fermera’ il suo lavoro di informazione e ricerca della verita’, fondamentale contributo nel contrasto alle mafie. Cosi’ in un tweet il ministro degli Esteri Angelino Alfano. (AGI) Mafia: minacce a giornalista, Fnsi esprime solidarieta’  (AGI) – Roma, 19 nov. – “Ormai i violenti e i pregiudicati ritengono di poter continuare ad “assestare” pubblicamente le loro “testate” contro i cronisti e contro chiunque voglia contrastare mafie e corruzione. Questa mattina Francesco De Carolis, fratello di Luciano, gia’ condannato e considerato dai giudici “elemento di spicco” del clan Bottaro-Attanasi di Siracusa, ha inviato un messaggio audio al cronista Paolo Borrometi, gia’ costretto ad una “vita sotto scorta”, minacciando di pestarlo a sangue per aver “osato” ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-11-21By Salvo Vassallo
    5 months ago
  • Assonanze…(di Giorgio Stracquadanio)
    Ci sono delle strane e drammatiche assonanze tra l’aggressione di Ostia al giornalista Rai, #DanielePiervincenzi, e le minacce di legnate inviate con un post sonoro a Paolo Borrometi. Al di la del fatto che gli aggressori sono entrambi fratelli di boss (uno del boss di Ostia e l’altro del boss di Siaracusa) e entrambi sono appassionati di pugilato; questi personaggi hanno utilizzano le telecamere e i social per far passare un messaggio chiaro: non abbiamo paura di nulla, le nostre famiglie sono forti e radicate nel tessuto sociale, siamo cercati e rispettati e nessuno può e deve mettere in discussione il nostro potere. Mai come oggi in questo Paese la parola scritta, la denuncia, è diventata pericolosa. Le mafie lo hanno capito da tempo e oramai minacciano pubblicamente non solo per intimidire ma soprattutto per dimostrare che non hanno nessuna paura dello Stato e delle sue Istituzioni. Il messaggio è chiaro e forte: anche se hai la scorta ti raggiungiamo come, dove e quando vogliamo. La sfida è questa e va combattuta con tutti i mezzi, sapendo che certa politica – che controlla anche le istituzioni – ha rapporti con queste gente per organizzare e incanalare il consenso elettorale. Si vedano le dichiarazioni del procuratore Gratteri: “sono i candidati che cercano i boss” . di Giorgio Stracquadanio The post Assonanze…(di Giorgio Stracquadanio) appeared first on .: La Spia :. contro ogni forma di mafia. ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-11-21By Giorgio Stracquadanio
    5 months ago
  • Vittoria, armi rubate in casa: Polizia arresta Salvatore Buzzone
    La Polizia di Stato – Squadra Mobile – ha tratto in arresto BUZZONE Salvatore nato a Vittoria il 27.05.1988 per detenzione di armi rubate e ricettazione. La Squadra Mobile di Ragusa, nell’ambito di alcune perquisizioni finalizzate alla ricerca di armi, ha effettuato un controllo presso l’azienda e l’abitazione di Buzzone Salvatore nel territorio di Vittoria. Unitamente a “Yocco” dell’Unità Cinofile della Polizia di Stato di Catania, gli uomini della Squadra Mobile di Ragusa hanno rivenuto un fucile all’interno di un armadio debitamente occultato tra i vestiti. La perquisizione ha dato esito positivo grazie al fiuto del cane che ha indirizzato i poliziotti verso l’armadio. Il fucile calibro 12 era stato rubato a sempre a Vittoria tre anni prima. Sul posto, nonostante la presenza di numerosi familiari restii al controllo, gli investigatori riuscivano a completare le operazioni di perquisizione estendendole a tutti i corpi immobiliari. Dal controllo in banca dati del Buzzone non emergevano precedenti penali a suo carico ma lo stesso era titolare di autorizzazione per il porto di pistola per uso sportivo e detenzione di armi. Considerata la palese inidoneità nel detenere armi, gli uomini della Squadra Mobile hanno sequestrato una pistola semi-automatica, nr. 5 pacchi di cartucce da 50, nr. 2 barattoli di polvere da sparo, uno del peso di Kg. 0,500 ed altro del peso di Kg. 0,200, nr. 99 inneschi, nr. 40 bossoli e nr. 82 ogive in piombo. Buzzone, nonostante avesse la titolarità di alcune armi da sparo ed altre pistole a salve, ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-11-21By Redazione
    5 months ago
  • Modica, operazione antidroga della Polizia: 4 arresti
    Un’altra operazione di contrasto allo spaccio di stupefacenti nel territorio modicano è stata condotta dalla Polizia del Commissariato di Modica domenica notte; l’attività ha portato all’arresto di D.R.G. di anni 19, V.M. di anni 18, G. A. di anni 20 e M.D. di anni 21, tutti modicani ed incensurati, trovati in possesso di oltre un chilogrammo di marijuana. L’attività di prevenzione e contrasto alla commissione dei reati in genere condotta dal Commissariato di Modica, tra cui anche quella connessi allo spaccio di sostanze stupefacenti, ha interessato questa volta una zona periferica del territorio, situata tra Cava d’Ispica e Frigintini, luogo di residenza dei quattro giovani. Domenica sera mentre alcune volanti pattugliavano il centro storico al fine di prevenire eventi delittuosi in genere, anche a tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica dei cittadini che nei fine settimana affollano il centro storico, altre pattuglie perlustravano le zone periferiche della città, in ossequio alle direttive del Questore di Ragusa che ha previsto mirati servizi di  controllo del territorio nelle zone più decentrate. Durante tale servizi una pattuglia del Commissariato di Modica notava due autovetture sospette, con all’interno quattro giovani, appartati in una piazzola semi illuminata, adiacente una pizzeria. Un passeggero veniva visto scendere da un’autovettura per salire sull’altra, soffermandosi all’interno della stessa per alcuni minuti. Intuendo che tale anomalo atteggiamento potesse celare qualche illecita attività, gli agenti decidevano di intervenire bloccando tutti gli occupanti delle due autovetture. Alla vista della polizia V.M. tentava, in modo maldestro, di disfarsi di un ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-11-21By Redazione
    5 months ago
  • Siracusa, colpo al reggente del clan: è del cognato di Francesco Toscano la palestra bruciata
    Se non fosse di una “particolare” persona, la notizia della palestra data alle fiamme (ma con danni giudicati “lievi”) non avrebbe grande rilievo giornalistico. Invece la questione si complica, visto che la palestra data alle fiamme questa mattina (LEGGI ARTICOLO)ASD B-Zone” è riconducibile nei fatti (del cognato) a Francesco Toscano, pluricondannato ed attuale reggente in libertà del clan Bottaro-Attanasio (insieme a Luciano De Carolis) dei quali abbiamo parlato in questo articolo (LEGGI). Francesco Toscano, ritornato in libertà dopo anni di carcere, sta cercando di riprendersi gli affari del clan: alla base di tutto, come sempre, ci sono i soldi.   The post Siracusa, colpo al reggente del clan: è del cognato di Francesco Toscano la palestra bruciata appeared first on .: La Spia :. contro ogni forma di mafia. ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-11-21By Paolo Borrometi
    5 months ago
  • “Gran pezzo di merda e carabiniere, ti vengo a cercare fino a casa e ti massacro”. Siracusa, le minacce di De Carolis dopo il nostro articolo
    Gran pezzo di merda, appena vedo di nuovo la mia faccia, di mio fratello, in un articolo tuo ti vengo a cercare fino a casa e ti massacro. E poi denunciami sta minchia, con le mani non c’è il carcere, pezzo di meda te lo dico già subito”. A parlare, nell’audio che si può sentire cliccando, è Francesco De Carolis, pluripregiudicato e fratello di Luciano De Carolis, ritenuto (e già condannato) uno degli “elementi di spicco del clan Bottaro-Attanasio di Siracusa. Francesco De Carolis ha inviato a chi scrive questo audio alle 8:43 di oggi, domenica 19 novembre, a seguito del mio articolo di approfondimento (LEGGI) sulla mafia siracusana. CHI E’ LUCIANO DE CAROLIS? Il fratello di Francesco De Carolis, ovvero Luciano, era stato da me citato nell’articolo di approfondimento. Luciano De Carolis, come da condanne passate in giudicato e da comunicati stampa delle Forze di Polizia degli ultimi anni, è considerato un “elemento di spicco del clan Bottaro-Attanasio” ed è stato ritenuto per anni anche come il “reggente” dello stesso clan. Il primo gravissimo omicidio lo commette ancora minorenne, quello del gioielliere Mario Mamo a Siracusa, condannato con 20 anni di carcere (LEGGI). Per un omicidio “solo” 20 anni ed il De Carolis ne ha fatti un terzo meno, grazie a sconti di pena vari. Poi venne coinvolto e condannato nell’operazione “Libra” del 2004, condannato per 416bis (associazione mafiosa al clan Bottaro-Attanasio). Poi coinvolto nell’operazione Hawk per droga e condannato. Arrestato anche nel maxi blitz “Terra bruciata” ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-11-19By Paolo Borrometi
    5 months ago
  • Il Sindaco di Modica è “Bum Ciche Bum”…
    Nei giorni scorsi migliaia di cittadini sono stati raggiunti da avvisi di accertamento TARSU, TARES e TARI, per gli anni 2012-2017, che si aggiungono alle migliaia di intimazioni di pagamento già inviate per il canone idrico. Insomma, il Comune di Modica ha deciso di fare cassa con mano pesante, ma commettendo diversi errori. Il primo errore consiste nell’applicazione del tributo in base all’estensione catastale. In realtà, secondo la normativa vigente, il calcolo dell’imposizione avviene sulla superficie calpestabile, esclusi balconi, verande, terrazzi, cortili, giardini che, invece, sono presenti nei dati forniti dall’ufficio del catasto. Questo sia pure piccolo particolare restituisce, ovviamente, risultati molto diversi, soprattutto per quanto riguarda le case autonome, quelle che si trovano in campagna (la nostra è una campagna molto antropizzata), al mare e per i locali commerciali e/o artigianali. E non a caso la legge considera la superficie catastale quale strumento di accertamento meramente indiziario del tributo, cioè quale punto di partenza per una verifica dettagliata (che in questo caso è mancata). Un altro errore è quello di avere applicato un solo coefficiente moltiplicatore, cioè quello per l’abitazione vera e propria, anche alle pertinenze, per le quali, invece, è previsto un coefficiente ridotto. Anche questo fatto ha contribuito ad aumentare esponenzialmente l’importo del tributo, alimentando la presunzione fallace di una violazione tributaria. Ed ancora, l’amministrazione ha proceduto erroneamente all’applicazione della salata sanzione per mancanta o infedele dichiarazione, sul presupposto, del tutto arbitrario, che la dichiarazione non c’è o se c’è contrasta, in ogni caso, con i ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-11-19By Antonio Ruta
    5 months ago
  • Cosa succede nella mafia ora che è morto Riina
    E’ morto Totò Riina, la bestia, il capo dei capi. E’ moro l’uomo che ha sfidato lo Stato, annientato cosa nostra con le guerre di mafia, causato una mattanza di morti ammazzati o vittime di lupara bianca (a cui oggi deve andare il nostro pensiero). Le strade siciliane e non solo, negli anni dell’ascesa al potere dei corleonesi ed in particolare di Totò u curtu, sono state insanguinate e quel rosso intenso aveva sempre e solo un responsabile: lui. Nessun rispetto né per donne né per bambini, nessun onore da conservare, nulla di nulla, tanto da tramutare “cosa nostra” in “cosa sua”. Con lui, certamente, vanno via una “montagna” di segreti, la speranza di conoscere la verità sulle più drammatiche e misteriose vicende italiane dell’ultimo secolo. Poteva un analfabeta fare tutto ciò che ha fatto? E’ questa la domanda alla quale Riina si è sempre sottratto nelle aule di Tribunale (fino ad autodefinirsi come il nuovo Enzo Tortora). Il suo bastone del comando, ottenuto con la spietatezza dei comportamenti, è saltato fuori limpido e cristallino nelle conversazioni – durante l’ora d’aria con il boss della “sacra corona unita”, Alberto Lorusso – intercettate nel carcere di Opera. E’ lì che “la bestia” ha rivendicato tutti i principali delitti del nostro Paese, anche quelli in cui si sanno gli esecutori ma non i mandanti. Ed è da lì che Riina ha continuato a comandare, ordinando di uccidere il giudice Nino Di Matteo e Don Luigi Ciotti. Da quel lontano 1993, data in ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-11-17By Paolo Borrometi
    5 months ago
  • Avola, Desirèe Crapula ci ricasca ancora una volta: la figlia del boss non è al di sopra delle leggi!
    Ancora una volta i Crapula, ancora una volta lei, Desirèe Crapula. La legalità non va a braccetto con il lavoro regolare, questo è un dato di fatto, ma la signora Desirèe Crapula, dopo aver ricevuto per ben due volte la chiusura dell’attività commerciale al cimitero “Il Fiorista” per tutta una serie di irregolarità ed essere stata denunciata in entrambi i casi, ancora una volta sfida le leggi e viene sanzionata dalla Polizia perché impiegava un dipendente irregolarmente. Desirèe Crapula, è la figlia del sanguinario capomafia Michele ed è la stessa che pochi giorni fa nell’audio che abbiamo pubblicato minacciava i poliziotti a seguito del sequestro del chiosco della cognata, Roberta Di Maria (compagna del fratello Cristian), ancora una volta probabilmente pensa di essere al di sopra delle leggi. Il segnale dato dalla Polizia di Avola è importante per chi pensa, come dimostrano i Crapula già citati in diverse “carte” giudiziarie (LEGGI), di poter comandare loro persino sulla Giustizia. Abbiamo denunciato le irregolarità delle loro attività in ogni modo e continueremo a farlo, oggi ancora una volta si ha la dimostrazione che avevamo ragione e che i Crapula non possono sfidare lo Stato. Nessuno è sopra le leggi, è bene che i signori Crapula si mettano l’anima in pace e che i cittadini di Avola capiscano che l’aria in città è decisamente cambiata. The post Avola, Desirèe Crapula ci ricasca ancora una volta: la figlia del boss non è al di sopra delle leggi! appeared first on .: La ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-11-17By Paolo Borrometi
    5 months ago
  • Comiso, Polizia arresta Giuseppe Morreale per furto in abitazione
    La Polizia di Stato – Squadra Mobile e Commissariato di Comiso –  ha eseguito la misura cautelare traendo in arresto Morreale Giuseppe nato a Torino il 23.11.1975 e residente a Comiso per furto in abitazione aggravato. A seguito delle indagini su un ingente furto di oggetti dal valore di 30.000 euro circa, consumato presso un’abitazione del centro cittadino di Comiso, la Procura della Repubblica di Ragusa ha chiesto l’applicazione della misura cautelare ed il GIP ieri mattina ha valutato positivamente le fonti di prova raccolte dagli investigatori ordinandone la cattura. Il 27 agosto del 2017 la Volante del Commissariato di Comiso prima e la Squadra Mobile con la Polizia Scientifica subito dopo, intervenivano presso un’abitazione per furto consumato aggravato dall’aver usato violenza sulle cose. La vittima raccontava di aver subito il furto mentre si trovava in villeggiatura. Purtroppo accade spesso così, i ladri difatti studiano i movimenti e quindi le abitudini di chi colpire. La mattina del 28 agosto una vicina di casa aveva avvisato la proprietaria perché aveva notato una porta finestra forzata, così sono state avviate le indagini. Appena dentro casa, le vittime, insieme alla Polizia di Stato, constatavano che ignoti avessero trafugato ogni oggetto di valore. Monili in oro, argento, orologi, telefoni ed ogni oggetto di valore non erano più presenti. Sul pavimento un’impronta lasciata da una calzatura ed era già qualcosa da cui partire, poi la ricerca degli impianti di videosorveglianza fino a quando l’autore non è stato individuato. Da uno degli impianti video esaminati, ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-11-17By Redazione
    5 months ago
  • E’ morto Totò Riina “la bestia”, capo dei capi di ‘cosa nostra’
    Toto’ Riina, detto Totò la bestia, il ‘capo dei capi’ della Mafia, e’ morto nella notte a Parma. Aveva appena compiuto 87 anni ed era ricoverato in coma farmacologico nel reparto detenuti dell’ospedale del capoluogo emiliano, dopo il secondo intervento chirurgico nel giro di pochi giorni. Arrestato il 15 gennaio del 1993 dopo 24 anni di latitanza, Riina era considerato ancora il boss indiscusso di Cosa nostra, malgrado da allora sia rimasto rinchiuso in carcere in regime di 41 bis per scontare i 26 ergastoli a cui era stato condannato. Il legale di Riina, Luca Cianferoni, raggiunto telefonicamente ha chiesto il massimo riserbo. Ieri erano arrivati a Parma la moglie e la figlia, dopo l’autorizzazione del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, e a Parma e’ in arrivo anche un altro figlio, Salvo, che ieri aveva fatto gli auguri per il compleanno al padre con un post su Facebook: “Per me tu non sei Toto’ Riina sei il mio papa’”, aveva scritto il terzogenito del boss e di Ninetta Bagarella che ha scontato 8 anni in carcere per mafia, “in questo giorno per me triste ma importante ti auguro buon compleanno papa’. Ti voglio bene, tuo Salvo”. Un altro figlio, Giovanni, si trova invece in carcere. Riina era malato da anni, ma negli ultimi mesi le sue condizioni si erano aggravate tanto da indurre i legali a chiedere a luglio un differimento di pena per motivi di salute. Il tribunale di Sorveglianza di Bologna aveva pero’ respinto la richiesta finche’ ieri ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-11-17By Paolo Borrometi
    5 months ago
  • Interrogazione al Ministro dell’Interno su Avola. Lumia: “Minniti intervenga per controllare attività dei Crapula”
    Quali iniziative il Ministro dell’Interno, Marco Minniti, intenda adottare per verificare le attività imprenditoriali in cui risultano coinvolti, direttamente o indirettamente, i familiari del capomafia Michele Crapula“. E’ questa una delle domande poste dal senatore Giuseppe Lumia, componente e già presidente della Commissione Antimafia, in un’interrogazione parlamentare (LEGGI SUL SITO DEL SENATO) su Avola e sulle inchieste giornalistiche che noi, come “La Spia”, pubblichiamo da mesi. “Quali iniziative il Ministro dell’Interno  – scrive ancora Lumia – intenda intraprendere per favorire l’affidamento del bene confiscato ai Crapula e dare un chiaro segnale ai cittadini di Avola nel senso della legalità” Quali iniziative intenda intraprendere per verificare l’eventuale coinvolgimento del clan Crapula a seguito delle elezioni comunali, vista l’elezione del consigliere comunale pubblicamente (e con minacce) sostenuto dal figlio del capomafia Crapula e per supportare l’azione coraggiosa di giornalisti come Paolo Borrometi, delle associazioni antiracket e delle forze dell’ordine ad Avola ed in provincia di Siracusa”. Nell’interrogazione del Senatore Lumia si trova il sunto delle nostre inchieste, come quella sul bene confiscato ai Crapula. “Allo stesso Crapula, o meglio al suocero, Aurelio Magro – scrive Lumia -, è stata prima sequestrata e poi confiscata una mega villa ad Avola e, secondo quanto rivela il giornalista Borrometi nelle sue inchieste da oltre un anno, questo bene sarebbe stato depredato e distrutto il giorno del sequestro e, addirittura, nella porta d’ingresso sarebbero state impresse le iniziali del capomafia “MC””. Poi il già presidente della Commissione Antimafia scrive che: “Come emerge dalle inchieste giornalistiche di Paolo Borrometi e pubblicate sul ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-11-17By Paolo Borrometi
    5 months ago
  • Omicidio Nicosia a Vittoria: il Pm chiede condanne per 72 anni
    Secondo le indagini condotte dalla Polizia di Stato – Squadra mobile e commissariato di Vitttoria – e la pubblica accusa, uccisero a fucilate un commerciante locale, Salvatore Nicosia, conosciuto anche come Turi Mazinga, il 12 settembre del 2016. Il Pm, Andrea Sodano, ha chiesto oggi al Gup Andrea Reale, la condanna dei soggetti coinvolti a 72 anni di carcere. Trent’anni di reclusione per Giacomo Iannello, messinese di 50 anni, residente a Vittoria, ritenuto l’organizzatore dell’omicidio premeditato pur non essendone stato l’esecutore materiale. Per il padre di Giacomo, Carmelo, 74enne e Giuseppe Scionti 29 anni, autori materiali del delitto, 16 anni di reclusione. Dieci anni la pena richiesta invece per Yvan Cacciolla, all’epoca poco più che maggiorenne, per il concorso morale nell’omicidio. La parti civili assistite dagli avvocati Daniele Drago, Giovanni Lombardo e Daniele Scrofani, hanno chiesto risarcimenti e provvisionali nell’ordine di milioni di euro per i genitori della vittima ed il suo nucleo famigliare. Prossima udienza per arringhe difensive – Santonocito Centorbi e Bonavia – e sentenza.   The post Omicidio Nicosia a Vittoria: il Pm chiede condanne per 72 anni appeared first on .: La Spia :. contro ogni forma di mafia. ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-11-16By Redazione
    5 months ago
  • Ragusa, la commercialista Pina Maria Vitale truffava i clienti: condannata a 4 anni e sei mesi di carcere
    Ex commercialista ragusana condannata a quattro anni e sei mesi di reclusione, senza sospensione condizionale della pena per truffa aggravata ai danni dello Stato, appropriazione indebita ed esercizio abusivo della professione. Pina Maria Vitale, 46 anni, sospesa dall’Ordine dei commercialisti nel 2016, chiedeva soldi ai suoi clienti, necessari a pagare i modelli F24 nei quali invece venivano riportate somme in detrazione a compensare debiti con il fisco. L’indagine condotta dal nucleo tributario della Guardia di Finanza di Ragusa parte delle denunce dei clienti a cui arrivavano contestazioni e multe dell’Agenzia delle Entrate perché dalle verifiche risultava che le somme che la commercialista aveva posto in detrazione non erano legittimate ad esserlo. La donna avrebbe incassato circa 250 mila euro. Dieci le parti civili costituite in questo processo, il cui risarcimento anche in considerazione delle sanzioni future dell’Agenzia delle entrate, dovrà essere quantificato in sede civile. Sono oltre 500 gli F24 risultati irregolari. The post Ragusa, la commercialista Pina Maria Vitale truffava i clienti: condannata a 4 anni e sei mesi di carcere appeared first on .: La Spia :. contro ogni forma di mafia. ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-11-16By Paolo Borrometi
    5 months ago
  • Mille teste contro una testata. Oggi tutti ad Ostia: Contro il malaffare e per la legalità
    Mille teste contro una testata, armati solo ed unicamente di penne, di taccuini e della Costituzione. E’ così che oggi andremo ad Ostia (dalle ore 17, in piazza Anco Marzio), tutti insieme: giornalisti e cittadini, associazioni e privati perché l’unico obiettivo è far comprendere che la paura non ci fermerà mai, né ad Ostia né in Calabria o in Sicilia. Non è un caso che l’incontro di ieri in Federazione Nazionale della Stampa, con il Ministro dell’Interno Marco Minniti, si sia concentrato proprio sul diritto di informare, capovolgendolo come un dovere. I cittadini, per decidere liberamente da che parte stare, hanno diritto ad essere messi in condizione di informarsi e le informazioni le avranno tramite noi giornalisti. Le idee, così come le nostre inchieste, possono piacere o meno, ma vanno espresse. E’ con questo spirito che, come Articolo 21, ancora una volta saremo presenti. Quel principio costituzionale a tutti così caro deve essere itinerante e, simbolicamente, si sposterà ovunque ce ne sarà bisogno. Da Ostia andremo in Campania, fino a toccare qualsiasi territorio per dare forza al racconto di giornalisti liberi, di cittadini liberi di scegliere. Qui, tra noi, non c’è nessuno che vuole diventare “eroe”, ci sono colleghe e colleghi che stanno provando a non scendere a patti con la propria coscienza ed a difendere la sacralità della libertà di espressione. Colleghe e colleghi spesso isolati, delegittimati, derisi ed additati, con linguaggi d’odio, aggressioni fisiche e con le cosiddette querele temerarie. Ma ci sono colleghe e colleghi che pensano ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-11-16By Paolo Borrometi
    5 months ago
  • Mafia, imbrattata con insulti la stele per Falcone nel napoletano
    La Stele della legalita’ dedicata a Giovanni Falcone nel parco Penniniello a Torre Annunziata, nel Napoletano, e’ stata imbrattata da ignoti. Il fatto e’ accaduto ieri pomeriggio probabilmente, ma la segnalazione solo in serata. Qualcuno con la vernice bianca spray ha tracciato la scritta ‘sbirri di m…’ alla base della stele che si trova all’interno di un complesso di edilizia popolare considerato simbolo di degrado della cittadina vesuviana. Nel parco Penniniello infatti ci sono diverse e fiorenti piazze di spaccio controllate da clan e li’ risiedevano alcuni pedofili che, dopo la scarcerazione, furono uccisi in circostanze ancora da chiarire, per l’opinione pubblica ‘puniti’ dalla camorra. The post Mafia, imbrattata con insulti la stele per Falcone nel napoletano appeared first on .: La Spia :. contro ogni forma di mafia. ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-11-16By Redazione
    5 months ago
  • Mafia: omicidi e pizzo a Palermo, ergastoli e 2 secoli di carcere
    La seconda sezione della Corte d’assise d’appello di Palermo ha confermato l’ergastolo e i due secoli di carcere inflitti dal Gup Sergio Ziino nel processo Reset, riguardante la mafia di Bagheria (Palermo) e dei paesi vicini, Altavilla Milicia, Casteldaccia, Trabia, con alcune propaggini nel mandamento di Porta Nuova, nel capoluogo dell’Isola. Il collegio presieduto da Angelo Pellino, a latere Roberto Murgia, ha condannato l’unico imputato (su 25) che in primo grado era stato assolto e ha dichiarato nulla per un difetto formale la condanna di un altro: in sostanza adesso non ci sono assolti. Risarcite le parti civili, tra cui molte vittime del racket del pizzo: l’inchiesta Reset, condotta dai carabinieri in diverse fasi, segno’ infatti un’inversione di tendenza rispetto all’omerta’ e al silenzio di regola tenuti dai commercianti e dagli imprenditori del Palermitano. Molti di loro, convinti e sostenuti dalle associazioni antiracket, hanno ammesso e denunciato i fatti e si sono costituiti nel processo, cosi’ come i familiari di Antonio Canu, ucciso all’eta’ di 33 anni probabilmente per avere in qualche modo coinvolto i Rinella, capimafia del suo paese, Trabia, nell’omicidio del suo amico Filippo Lo Coco, assassinato nel 1998. La sentenza e’ stata pronunciata all’una e venti del mattino, dopo una camera di consiglio durata tre giorni e una notte. Anche la decisione di primo grado fu pronunciata a tarda sera, alle 23 del 19 novembre 2015, un’ora prima della scadenza dei termini di custodia cautelare. I giudici hanno modificato 17 posizioni, lasciando pero’ immutate, nel complesso, le ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-11-16By Redazione
    5 months ago
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