La Spia

La Spia – contro ogni forma di mafia

  • A Pozzallo rito inter religioso per il ‘sindaco santo’, Giorgio La Pira
    Preghiera interreligiosa a Pozzallo nell’anniversario della nascita di Giorgio La Pira, il ‘sindaco santo’. Ricordando le parole di papa Francesco, “Santa e’ la pace, non la guerra”, cristiani, ebrei, musulmani hanno pregato insieme. L’Imam Thierno Barry, rifugiato della Nuova Guinea ha parlato di uno stile di umanita’ che apprende la saggezza di Dio attraverso i buoni esempi; il vice rabbino di Siracusa, Gabriele Spagna, ha ricordato La Pira e la comune radice abramitica delle tre grandi religioni monoteistiche, mentre il presbitero cattolico, don Paolo Catinello, ha portato nella preghiera tutte le situazioni di guerra e in particolare la sofferenza dei bambini. Non sono mancati gli apporti della comunita’ missionaria “La veglia – ha spiegato il direttore della Caritas diocesana di Noto, Maurilio Assenza – ha ricordato come siano importanti silenzio e preghiera per ritrovare quella casa interiore che rende pacifici e pacificanti, in tempi di amarezza e agitazioni, e quindi veramente ospitali e capaci di incontro”. ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-10By Redazione
    4 months ago
  • Mafia: Borsellino; Avvocatura Stato, 120 mln per danno a immagine
    Ammonta a 120 milioni di euro il danno all’immagine provocato con la strage di via d’Amelio. Salvatore Faraci, in rappresentanza dell’Avvocatura dello Stato, ha chiesto, per i soli danni all’immagine provocati nei confronti dello Stato, della Regione Sicilia e dei Comuni siciliani danneggiati, costituitisi parte civile al “Borsellino quater”, un risarcimento danni di 10 milioni di euro ciascuno per Salvuccio Madonia e Vittorio Tutino accusati di strage, e di 100 milioni di euro, in solido fra loro, per Calogero Pulci, Vincenzo Scarantino e Francesco Andriotta, accusati di calunnia aggravata. Il legale, ha altresi’ chiesto alla Corte, la condanna penale dei cinque imputati oltre che un risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali, da determinarsi in separata sede civile. Il processo riprendera’ l’11 gennaio alle ore 10. ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-10By Redazione
    4 months ago
  • Mafia: Borsellino; Avvocatura Stato, 120 mln per danno a immagine
    Ammonta a 120 milioni di euro il danno all’immagine provocato con la strage di via d’Amelio. Salvatore Faraci, in rappresentanza dell’Avvocatura dello Stato, ha chiesto, per i soli danni all’immagine provocati nei confronti dello Stato, della Regione Sicilia e dei Comuni siciliani danneggiati, costituitisi parte civile al “Borsellino quater”, un risarcimento danni di 10 milioni di euro ciascuno per Salvuccio Madonia e Vittorio Tutino accusati di strage, e di 100 milioni di euro, in solido fra loro, per Calogero Pulci, Vincenzo Scarantino e Francesco Andriotta, accusati di calunnia aggravata. Il legale, ha altresi’ chiesto alla Corte, la condanna penale dei cinque imputati oltre che un risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali, da determinarsi in separata sede civile. Il processo riprendera’ l’11 gennaio alle ore 10. ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-10By Redazione
    4 months ago
  • Mafia: da bene confiscato il riscatto per 10 donne e 120 minori
    Dieci giovani donne a rischio marginalita’ che adesso avranno un’opportunita’ lavorativa, 120 minori ospiti di case famiglia, comunita’ alloggio, disabili o autori di reato coinvolti in percorsi di legalita’, 20 professionisti e 75 ore di formazione, oltre al centro ippico Giuseppe Di Matteo, in contrada Portella della Ginestra, rimesso a nuovo e convertito in una biofattoria. Sono questi i risultati del progetto “Chi semina racconta”, finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della gioventu’ e del servizio civile nazionale, nell’ambito del bando “Giovani per la valorizzazione dei beni pubblici” e realizzato dalla Cooperativa sociale Placido Rizzotto (capofila), da Libera Palermo, da Orizzonte Donna onlus e dalla Rete delle Fattorie sociali Sicilia, con la collaborazione di alcuni partner esterni (Cnca, l’Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni del Ministero della Giustizia e l’associazione Famiglie Persone Down). Un progetto durato quasi due anni che ha avuto il suo cuore pulsante nel centro ippico dedicato alla memoria del piccolo Giuseppe Di Matteo, ucciso e sciolto nell’acido dalla mafia, e i cui risultati sono stati illustrati in un volume presentato oggi presso l’Aula Pio La Torre dell’ex Casa del Fanciullo di via Vittorio Emanuele, a San Giuseppe Jato. Oltre 60 pagine che raccontano passo dopo passo quasi due anni di attivita’, la formazione di 10 giovani donne divenute operatrici di biofattoria sociale, la conversione del centro in biofattoria e orto didattico funzionale alle attivita’ di agricoltura sociale, percorsi di legalita’ e riuso dei beni confiscati che hanno coinvolto oltre 120 minori a ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-10By Redazione
    4 months ago
  • Mafia: da bene confiscato il riscatto per 10 donne e 120 minori
    Dieci giovani donne a rischio marginalita’ che adesso avranno un’opportunita’ lavorativa, 120 minori ospiti di case famiglia, comunita’ alloggio, disabili o autori di reato coinvolti in percorsi di legalita’, 20 professionisti e 75 ore di formazione, oltre al centro ippico Giuseppe Di Matteo, in contrada Portella della Ginestra, rimesso a nuovo e convertito in una biofattoria. Sono questi i risultati del progetto “Chi semina racconta”, finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della gioventu’ e del servizio civile nazionale, nell’ambito del bando “Giovani per la valorizzazione dei beni pubblici” e realizzato dalla Cooperativa sociale Placido Rizzotto (capofila), da Libera Palermo, da Orizzonte Donna onlus e dalla Rete delle Fattorie sociali Sicilia, con la collaborazione di alcuni partner esterni (Cnca, l’Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni del Ministero della Giustizia e l’associazione Famiglie Persone Down). Un progetto durato quasi due anni che ha avuto il suo cuore pulsante nel centro ippico dedicato alla memoria del piccolo Giuseppe Di Matteo, ucciso e sciolto nell’acido dalla mafia, e i cui risultati sono stati illustrati in un volume presentato oggi presso l’Aula Pio La Torre dell’ex Casa del Fanciullo di via Vittorio Emanuele, a San Giuseppe Jato. Oltre 60 pagine che raccontano passo dopo passo quasi due anni di attivita’, la formazione di 10 giovani donne divenute operatrici di biofattoria sociale, la conversione del centro in biofattoria e orto didattico funzionale alle attivita’ di agricoltura sociale, percorsi di legalita’ e riuso dei beni confiscati che hanno coinvolto oltre 120 minori a ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-10By Redazione
    4 months ago
  • Sportello delle Criticità bancarie: “proseguono i disagi degli azioni Bapr”
    Lo Sportello delle criticità bancarie e tributarie segue da quasi un anno le problematiche legate alle banche popolari, a seguito dell’approvazione del cosiddtto “bail in” e alle notorie vicende di disastri creati da alcune di esse a danno dei risparmiatori. In Italia ci sono circa 580 mila risparmiatori che hanno investito sui titoli delle banche popolari (istituti non quotati) e il valore dei loro investimenti al 31 dicembre 2015 veniva valutato in complessivi 16,2 miliardi di euro nei bilanci delle stesse banche. “Le valutazioni di questi titoli  -scrivono i responsabili dello sportello- appaiono quantomeno generose se comparate a quelle di istituti quotati e la dimostrazione è data dal fatto che tutti vogliono vendere, ma pochissimi comprano. Storicamente questi strumenti essendo proposte dallo stesso ente emittente hanno scontato un conflitto d’interesse nel collocamento e in molti casi i piccoli risparmiatori non hanno potuto valutare l’adeguatezza dell’investimento. A ciò si aggiunga la notoria crisi dell’intero sistema bancario italiano e l’aumento delle “sofferenze bancarie” per portare Istituti storicamente più solidi in difficoltà. E’ un dato di fatto che le piccole banche a dimensione territoriale e a gestione quasi familiare vivono la non economicità della propria attività, con costi di gestione elevati e non competitivi con i grandi gruppi e margini di interesse che si riducono”. A luglio del 2016 lo Sportello ha pubblicato un documento sulla questione degli azionisti della Banca Agricola Popolare di Ragusa. “Diversi associati, infatti, -spiegano ancora- riscontravano difficoltà nel disinvestimento dei titoli. L’azione ordinaria BAPR (strumento finanziario emesso dalla ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-09By Salvo Vassallo
    4 months ago
  • Sportello delle Criticità bancarie: “proseguono i disagi degli azioni Bapr”
    Lo Sportello delle criticità bancarie e tributarie segue da quasi un anno le problematiche legate alle banche popolari, a seguito dell’approvazione del cosiddtto “bail in” e alle notorie vicende di disastri creati da alcune di esse a danno dei risparmiatori. In Italia ci sono circa 580 mila risparmiatori che hanno investito sui titoli delle banche popolari (istituti non quotati) e il valore dei loro investimenti al 31 dicembre 2015 veniva valutato in complessivi 16,2 miliardi di euro nei bilanci delle stesse banche. “Le valutazioni di questi titoli  -scrivono i responsabili dello sportello- appaiono quantomeno generose se comparate a quelle di istituti quotati e la dimostrazione è data dal fatto che tutti vogliono vendere, ma pochissimi comprano. Storicamente questi strumenti essendo proposte dallo stesso ente emittente hanno scontato un conflitto d’interesse nel collocamento e in molti casi i piccoli risparmiatori non hanno potuto valutare l’adeguatezza dell’investimento. A ciò si aggiunga la notoria crisi dell’intero sistema bancario italiano e l’aumento delle “sofferenze bancarie” per portare Istituti storicamente più solidi in difficoltà. E’ un dato di fatto che le piccole banche a dimensione territoriale e a gestione quasi familiare vivono la non economicità della propria attività, con costi di gestione elevati e non competitivi con i grandi gruppi e margini di interesse che si riducono”. A luglio del 2016 lo Sportello ha pubblicato un documento sulla questione degli azionisti della Banca Agricola Popolare di Ragusa. “Diversi associati, infatti, -spiegano ancora- riscontravano difficoltà nel disinvestimento dei titoli. L’azione ordinaria BAPR (strumento finanziario emesso dalla ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-09By Salvo Vassallo
    4 months ago
  • Sportello delle Criticità bancarie: “proseguono i disagi degli azioni Bapr”
    Lo Sportello delle criticità bancarie e tributarie segue da quasi un anno le problematiche legate alle banche popolari, a seguito dell’approvazione del cosiddtto “bail in” e alle notorie vicende di disastri creati da alcune di esse a danno dei risparmiatori. In Italia ci sono circa 580 mila risparmiatori che hanno investito sui titoli delle banche popolari (istituti non quotati) e il valore dei loro investimenti al 31 dicembre 2015 veniva valutato in complessivi 16,2 miliardi di euro nei bilanci delle stesse banche. “Le valutazioni di questi titoli  -scrivono i responsabili dello sportello- appaiono quantomeno generose se comparate a quelle di istituti quotati e la dimostrazione è data dal fatto che tutti vogliono vendere, ma pochissimi comprano. Storicamente questi strumenti essendo proposte dallo stesso ente emittente hanno scontato un conflitto d’interesse nel collocamento e in molti casi i piccoli risparmiatori non hanno potuto valutare l’adeguatezza dell’investimento. A ciò si aggiunga la notoria crisi dell’intero sistema bancario italiano e l’aumento delle “sofferenze bancarie” per portare Istituti storicamente più solidi in difficoltà. E’ un dato di fatto che le piccole banche a dimensione territoriale e a gestione quasi familiare vivono la non economicità della propria attività, con costi di gestione elevati e non competitivi con i grandi gruppi e margini di interesse che si riducono”. A luglio del 2016 lo Sportello ha pubblicato un documento sulla questione degli azionisti della Banca Agricola Popolare di Ragusa. “Diversi associati, infatti, -spiegano ancora- riscontravano difficoltà nel disinvestimento dei titoli. L’azione ordinaria BAPR (strumento finanziario emesso dalla ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-09By Salvo Vassallo
    4 months ago
  • Mafia, in memoria del piccolo Giuseppe, donne ‘coltivano’ riscatto
    Dall’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo al riscatto di dieci giovani donne che hanno imparato l’agricoltura sociale e trasmesso valori di legalita’ e inclusione a oltre 120 minori ospiti di case famiglia, comunita’ alloggio, disabili o autori di reato. Sara’ questo il filo conduttore delle iniziative organizzate in occasione del ventunesimo anniversario dell’omicidio Di Matteo, ucciso e sciolto nell’acido, da Libera Palermo e dal comune di San Giuseppe Jato, dal titolo “A Giuseppe che non ha chiuso gli occhi… perche’ li ha aperti a noi”. Nel bene confiscato al boss Giovanni Brusca in contrada Giambascio, dove fu ucciso il piccolo Giuseppe, oggi sorge il Giardino della Memoria e in contrada Ginestra, a pochi passi dal Memoriale della strage del primo maggio 1947, su un bene riconducibile ai Brusca, sorge il centro Di Matteo. I due beni sono stati sede del progetto “Chi Semina Racconta”, finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e realizzato dalla Cooperativa sociale Placido Rizzotto (capofila), da Libera Palermo, da Orizzonte Donna onlus e dalla Rete delle Fattorie sociali Sicilia. Qui dieci giovani donne sono diventate operatrici di Biofattoria sociale nell’ambito di un programma che ha coinvolto anche 120 minori in difficolta’, disabili o autori di reato. Domani alle 10,30, presso l’Aula consiliare del Comune di San Giuseppe Jato e alla presenza delle associazioni locali e delle scuole, l’amministrazione comunale e quella di Prato firmeranno una lettera d’intenti per la promozione di percorsi comuni all’insegna della legalita’, della collaborazione e dell’amicizia; alle 16, nell’Aula Pio La Torre ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-09By Redazione
    4 months ago
  • Mafia, in memoria del piccolo Giuseppe, donne ‘coltivano’ riscatto
    Dall’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo al riscatto di dieci giovani donne che hanno imparato l’agricoltura sociale e trasmesso valori di legalita’ e inclusione a oltre 120 minori ospiti di case famiglia, comunita’ alloggio, disabili o autori di reato. Sara’ questo il filo conduttore delle iniziative organizzate in occasione del ventunesimo anniversario dell’omicidio Di Matteo, ucciso e sciolto nell’acido, da Libera Palermo e dal comune di San Giuseppe Jato, dal titolo “A Giuseppe che non ha chiuso gli occhi… perche’ li ha aperti a noi”. Nel bene confiscato al boss Giovanni Brusca in contrada Giambascio, dove fu ucciso il piccolo Giuseppe, oggi sorge il Giardino della Memoria e in contrada Ginestra, a pochi passi dal Memoriale della strage del primo maggio 1947, su un bene riconducibile ai Brusca, sorge il centro Di Matteo. I due beni sono stati sede del progetto “Chi Semina Racconta”, finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e realizzato dalla Cooperativa sociale Placido Rizzotto (capofila), da Libera Palermo, da Orizzonte Donna onlus e dalla Rete delle Fattorie sociali Sicilia. Qui dieci giovani donne sono diventate operatrici di Biofattoria sociale nell’ambito di un programma che ha coinvolto anche 120 minori in difficolta’, disabili o autori di reato. Domani alle 10,30, presso l’Aula consiliare del Comune di San Giuseppe Jato e alla presenza delle associazioni locali e delle scuole, l’amministrazione comunale e quella di Prato firmeranno una lettera d’intenti per la promozione di percorsi comuni all’insegna della legalita’, della collaborazione e dell’amicizia; alle 16, nell’Aula Pio La Torre ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-09By Redazione
    4 months ago
  • Mafia, in memoria del piccolo Giuseppe, donne ‘coltivano’ riscatto
    Dall’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo al riscatto di dieci giovani donne che hanno imparato l’agricoltura sociale e trasmesso valori di legalita’ e inclusione a oltre 120 minori ospiti di case famiglia, comunita’ alloggio, disabili o autori di reato. Sara’ questo il filo conduttore delle iniziative organizzate in occasione del ventunesimo anniversario dell’omicidio Di Matteo, ucciso e sciolto nell’acido, da Libera Palermo e dal comune di San Giuseppe Jato, dal titolo “A Giuseppe che non ha chiuso gli occhi… perche’ li ha aperti a noi”. Nel bene confiscato al boss Giovanni Brusca in contrada Giambascio, dove fu ucciso il piccolo Giuseppe, oggi sorge il Giardino della Memoria e in contrada Ginestra, a pochi passi dal Memoriale della strage del primo maggio 1947, su un bene riconducibile ai Brusca, sorge il centro Di Matteo. I due beni sono stati sede del progetto “Chi Semina Racconta”, finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e realizzato dalla Cooperativa sociale Placido Rizzotto (capofila), da Libera Palermo, da Orizzonte Donna onlus e dalla Rete delle Fattorie sociali Sicilia. Qui dieci giovani donne sono diventate operatrici di Biofattoria sociale nell’ambito di un programma che ha coinvolto anche 120 minori in difficolta’, disabili o autori di reato. Domani alle 10,30, presso l’Aula consiliare del Comune di San Giuseppe Jato e alla presenza delle associazioni locali e delle scuole, l’amministrazione comunale e quella di Prato firmeranno una lettera d’intenti per la promozione di percorsi comuni all’insegna della legalita’, della collaborazione e dell’amicizia; alle 16, nell’Aula Pio La Torre ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-09By Redazione
    4 months ago
  • Mafia, in memoria del piccolo Giuseppe, donne ‘coltivano’ riscatto
    Dall’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo al riscatto di dieci giovani donne che hanno imparato l’agricoltura sociale e trasmesso valori di legalita’ e inclusione a oltre 120 minori ospiti di case famiglia, comunita’ alloggio, disabili o autori di reato. Sara’ questo il filo conduttore delle iniziative organizzate in occasione del ventunesimo anniversario dell’omicidio Di Matteo, ucciso e sciolto nell’acido, da Libera Palermo e dal comune di San Giuseppe Jato, dal titolo “A Giuseppe che non ha chiuso gli occhi… perche’ li ha aperti a noi”. Nel bene confiscato al boss Giovanni Brusca in contrada Giambascio, dove fu ucciso il piccolo Giuseppe, oggi sorge il Giardino della Memoria e in contrada Ginestra, a pochi passi dal Memoriale della strage del primo maggio 1947, su un bene riconducibile ai Brusca, sorge il centro Di Matteo. I due beni sono stati sede del progetto “Chi Semina Racconta”, finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e realizzato dalla Cooperativa sociale Placido Rizzotto (capofila), da Libera Palermo, da Orizzonte Donna onlus e dalla Rete delle Fattorie sociali Sicilia. Qui dieci giovani donne sono diventate operatrici di Biofattoria sociale nell’ambito di un programma che ha coinvolto anche 120 minori in difficolta’, disabili o autori di reato. Domani alle 10,30, presso l’Aula consiliare del Comune di San Giuseppe Jato e alla presenza delle associazioni locali e delle scuole, l’amministrazione comunale e quella di Prato firmeranno una lettera d’intenti per la promozione di percorsi comuni all’insegna della legalita’, della collaborazione e dell’amicizia; alle 16, nell’Aula Pio La Torre ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-09By Redazione
    4 months ago
  • Terrorismo e mafia vanno a braccetto nel Mediterraneo…(di Salvatore Calleri)
    Perchè il terrorismo internazionale jihadista e le mafie sono legate in modo piu’ stretto di quanto sembri? La mafia è oramai da tempo un soggetto geopolitico molto forte in grado di agire a 360 gradi in difesa dei propri interessi. Il terrorismo lo è pure. In molti campi i reciproci interessi s’incrociano. In particolare vengono condivisi i traffici di droga, di armi e di esseri umani. Ma anche altri traffici alla bisogna, perchè quando le rotte sono sicure possono essere sempre usate. Diamo un’occhiata a cosa succede nel Mediterraneo.  Il bellissimo libro di Aldo Musci “Tutte le mafie del mondo” ad un certo punto si sofferma sugli intrecci esistenti tra i trafficanti  e i gruppi terroristi jiadhisti-integralisti con la droga che proveniente dal continente americano raggiunge le coste dell’Africa centrale per poi proseguire verso un continente europeo avido di cocaina e di altre sostanze stupefacenti seguendo la vecchia via del sale. La vecchia via del sale oggi via della droga viene percorsa in sintonia con governi deboli infiltrati dalla mafia, narcos, mafiosi italiani, nigeriani e gruppi salafiti e jihadisti. Siamo quindi di fronte ad un intreccio micidiale che vale anche  per l’area sub sahariana e le coste libiche. Questo intreccio sopra descritto è solo un semplice esempio, tant’è che lo schema viene seguito anche da altre parti nel mondo. Terrorismo jihadista e mafia vanno a braccetto da tempo benchè siano entita’ diverse e vanno combattute assieme sennò la battaglia sarà persa in partenza. ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-09By Salvatore Calleri
    4 months ago
  • Terrorismo e mafia vanno a braccetto nel Mediterraneo…(di Salvatore Calleri)
    Perchè il terrorismo internazionale jihadista e le mafie sono legate in modo piu’ stretto di quanto sembri? La mafia è oramai da tempo un soggetto geopolitico molto forte in grado di agire a 360 gradi in difesa dei propri interessi. Il terrorismo lo è pure. In molti campi i reciproci interessi s’incrociano. In particolare vengono condivisi i traffici di droga, di armi e di esseri umani. Ma anche altri traffici alla bisogna, perchè quando le rotte sono sicure possono essere sempre usate. Diamo un’occhiata a cosa succede nel Mediterraneo.  Il bellissimo libro di Aldo Musci “Tutte le mafie del mondo” ad un certo punto si sofferma sugli intrecci esistenti tra i trafficanti  e i gruppi terroristi jiadhisti-integralisti con la droga che proveniente dal continente americano raggiunge le coste dell’Africa centrale per poi proseguire verso un continente europeo avido di cocaina e di altre sostanze stupefacenti seguendo la vecchia via del sale. La vecchia via del sale oggi via della droga viene percorsa in sintonia con governi deboli infiltrati dalla mafia, narcos, mafiosi italiani, nigeriani e gruppi salafiti e jihadisti. Siamo quindi di fronte ad un intreccio micidiale che vale anche  per l’area sub sahariana e le coste libiche. Questo intreccio sopra descritto è solo un semplice esempio, tant’è che lo schema viene seguito anche da altre parti nel mondo. Terrorismo jihadista e mafia vanno a braccetto da tempo benchè siano entita’ diverse e vanno combattute assieme sennò la battaglia sarà persa in partenza. ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-09By Salvatore Calleri
    4 months ago
  • Terrorismo e mafia vanno a braccetto nel Mediterraneo…(di Salvatore Calleri)
    Perchè il terrorismo internazionale jihadista e le mafie sono legate in modo piu’ stretto di quanto sembri? La mafia è oramai da tempo un soggetto geopolitico molto forte in grado di agire a 360 gradi in difesa dei propri interessi. Il terrorismo lo è pure. In molti campi i reciproci interessi s’incrociano. In particolare vengono condivisi i traffici di droga, di armi e di esseri umani. Ma anche altri traffici alla bisogna, perchè quando le rotte sono sicure possono essere sempre usate. Diamo un’occhiata a cosa succede nel Mediterraneo.  Il bellissimo libro di Aldo Musci “Tutte le mafie del mondo” ad un certo punto si sofferma sugli intrecci esistenti tra i trafficanti  e i gruppi terroristi jiadhisti-integralisti con la droga che proveniente dal continente americano raggiunge le coste dell’Africa centrale per poi proseguire verso un continente europeo avido di cocaina e di altre sostanze stupefacenti seguendo la vecchia via del sale. La vecchia via del sale oggi via della droga viene percorsa in sintonia con governi deboli infiltrati dalla mafia, narcos, mafiosi italiani, nigeriani e gruppi salafiti e jihadisti. Siamo quindi di fronte ad un intreccio micidiale che vale anche  per l’area sub sahariana e le coste libiche. Questo intreccio sopra descritto è solo un semplice esempio, tant’è che lo schema viene seguito anche da altre parti nel mondo. Terrorismo jihadista e mafia vanno a braccetto da tempo benchè siano entita’ diverse e vanno combattute assieme sennò la battaglia sarà persa in partenza. ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-09By Salvatore Calleri
    4 months ago
  • Terrorismo e mafia vanno a braccetto nel Mediterraneo…(di Salvatore Calleri)
    Perchè il terrorismo internazionale jihadista e le mafie sono legate in modo piu’ stretto di quanto sembri? La mafia è oramai da tempo un soggetto geopolitico molto forte in grado di agire a 360 gradi in difesa dei propri interessi. Il terrorismo lo è pure. In molti campi i reciproci interessi s’incrociano. In particolare vengono condivisi i traffici di droga, di armi e di esseri umani. Ma anche altri traffici alla bisogna, perchè quando le rotte sono sicure possono essere sempre usate. Diamo un’occhiata a cosa succede nel Mediterraneo.  Il bellissimo libro di Aldo Musci “Tutte le mafie del mondo” ad un certo punto si sofferma sugli intrecci esistenti tra i trafficanti  e i gruppi terroristi jiadhisti-integralisti con la droga che proveniente dal continente americano raggiunge le coste dell’Africa centrale per poi proseguire verso un continente europeo avido di cocaina e di altre sostanze stupefacenti seguendo la vecchia via del sale. La vecchia via del sale oggi via della droga viene percorsa in sintonia con governi deboli infiltrati dalla mafia, narcos, mafiosi italiani, nigeriani e gruppi salafiti e jihadisti. Siamo quindi di fronte ad un intreccio micidiale che vale anche  per l’area sub sahariana e le coste libiche. Questo intreccio sopra descritto è solo un semplice esempio, tant’è che lo schema viene seguito anche da altre parti nel mondo. Terrorismo jihadista e mafia vanno a braccetto da tempo benchè siano entita’ diverse e vanno combattute assieme sennò la battaglia sarà persa in partenza. The post Terrorismo e mafia vanno a ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-09By Salvatore Calleri
    4 months ago
  • Patria, Nazione…o cosa?
    Leo Valiani ha detto che l’Italia deve essere patriottica ma non nazionalista. Egli intendeva dire che l’Italia deve coltivare un sentimento di amore per la patria e ripudiare l’esaltazione dell’idea di nazione. E già! Perché il patriottismo nasce dall’amore verso la patria, un sentimento che, parafrasando Gaber, presuppone “un completamento”, mentre il sentimento nazionalista si basa sul principio dell’autosufficienza. Il patriottismo, in quanto sentimento d’amore, presuppone inevitabilmente l’apertura, l’incontro, ponendo le condizioni per un matrimonio che, anche attraverso la rinuncia, produce vita, mentre il nazionalismo si basa sulla soverchieria, sull’occupazione fisica, dalla cui gestazione può nascere solo odio. Oggi, purtroppo, vedo fiorire numerosi slogan dal sapore chiaramente nazionalistico. Molti politici e cittadini ritengono minacciata la nostra identità culturale nazionale e per questo manifestano rabbia e odio verso tutto ciò che essi stessi identificano come la causa di questa minaccia. Siamo già fuori dal campo di azione dell’amore e stiamo tornando ad un livello diverso di riflessione, che non vuole più quel completamento nella cosapevolezza della propria incompletezza ma che pretende la conservazione della propria identità, ritenuta in quanto tale, autosufficiente. E badate bene, questo sentimento di esclusione dell’altro, in una logica di identificazione autarchica, non si manifesta più e non solo nei confronti dei migranti ma anche nei confronti dell’Unione Europea, alimentando il sogno di un ritorno a quell’Europa delle nazioni, del cui tragico ricordo sono testimoni le cicatrici che ci portiamo addosso. Il paradosso, poi, si completa nel momento in cui questo sentimento “esclusivo” viene radicalizzato e ulteriormente ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-08By Antonio Ruta
    4 months ago
  • Patria, Nazione…o cosa?
    Leo Valiani ha detto che l’Italia deve essere patriottica ma non nazionalista. Egli intendeva dire che l’Italia deve coltivare un sentimento di amore per la patria e ripudiare l’esaltazione dell’idea di nazione. E già! Perché il patriottismo nasce dall’amore verso la patria, un sentimento che, parafrasando Gaber, presuppone “un completamento”, mentre il sentimento nazionalista si basa sul principio dell’autosufficienza. Il patriottismo, in quanto sentimento d’amore, presuppone inevitabilmente l’apertura, l’incontro, ponendo le condizioni per un matrimonio che, anche attraverso la rinuncia, produce vita, mentre il nazionalismo si basa sulla soverchieria, sull’occupazione fisica, dalla cui gestazione può nascere solo odio. Oggi, purtroppo, vedo fiorire numerosi slogan dal sapore chiaramente nazionalistico. Molti politici e cittadini ritengono minacciata la nostra identità culturale nazionale e per questo manifestano rabbia e odio verso tutto ciò che essi stessi identificano come la causa di questa minaccia. Siamo già fuori dal campo di azione dell’amore e stiamo tornando ad un livello diverso di riflessione, che non vuole più quel completamento nella cosapevolezza della propria incompletezza ma che pretende la conservazione della propria identità, ritenuta in quanto tale, autosufficiente. E badate bene, questo sentimento di esclusione dell’altro, in una logica di identificazione autarchica, non si manifesta più e non solo nei confronti dei migranti ma anche nei confronti dell’Unione Europea, alimentando il sogno di un ritorno a quell’Europa delle nazioni, del cui tragico ricordo sono testimoni le cicatrici che ci portiamo addosso. Il paradosso, poi, si completa nel momento in cui questo sentimento “esclusivo” viene radicalizzato e ulteriormente ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-08By Antonio Ruta
    4 months ago
  • Patria, Nazione…o cosa?
    Leo Valiani ha detto che l’Italia deve essere patriottica ma non nazionalista. Egli intendeva dire che l’Italia deve coltivare un sentimento di amore per la patria e ripudiare l’esaltazione dell’idea di nazione. E già! Perché il patriottismo nasce dall’amore verso la patria, un sentimento che, parafrasando Gaber, presuppone “un completamento”, mentre il sentimento nazionalista si basa sul principio dell’autosufficienza. Il patriottismo, in quanto sentimento d’amore, presuppone inevitabilmente l’apertura, l’incontro, ponendo le condizioni per un matrimonio che, anche attraverso la rinuncia, produce vita, mentre il nazionalismo si basa sulla soverchieria, sull’occupazione fisica, dalla cui gestazione può nascere solo odio. Oggi, purtroppo, vedo fiorire numerosi slogan dal sapore chiaramente nazionalistico. Molti politici e cittadini ritengono minacciata la nostra identità culturale nazionale e per questo manifestano rabbia e odio verso tutto ciò che essi stessi identificano come la causa di questa minaccia. Siamo già fuori dal campo di azione dell’amore e stiamo tornando ad un livello diverso di riflessione, che non vuole più quel completamento nella cosapevolezza della propria incompletezza ma che pretende la conservazione della propria identità, ritenuta in quanto tale, autosufficiente. E badate bene, questo sentimento di esclusione dell’altro, in una logica di identificazione autarchica, non si manifesta più e non solo nei confronti dei migranti ma anche nei confronti dell’Unione Europea, alimentando il sogno di un ritorno a quell’Europa delle nazioni, del cui tragico ricordo sono testimoni le cicatrici che ci portiamo addosso. Il paradosso, poi, si completa nel momento in cui questo sentimento “esclusivo” viene radicalizzato e ulteriormente ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-08By Antonio Ruta
    4 months ago
  • Patria, Nazione…o cosa?
    Leo Valiani ha detto che l’Italia deve essere patriottica ma non nazionalista. Egli intendeva dire che l’Italia deve coltivare un sentimento di amore per la patria e ripudiare l’esaltazione dell’idea di nazione. E già! Perché il patriottismo nasce dall’amore verso la patria, un sentimento che, parafrasando Gaber, presuppone “un completamento”, mentre il sentimento nazionalista si basa sul principio dell’autosufficienza. Il patriottismo, in quanto sentimento d’amore, presuppone inevitabilmente l’apertura, l’incontro, ponendo le condizioni per un matrimonio che, anche attraverso la rinuncia, produce vita, mentre il nazionalismo si basa sulla soverchieria, sull’occupazione fisica, dalla cui gestazione può nascere solo odio. Oggi, purtroppo, vedo fiorire numerosi slogan dal sapore chiaramente nazionalistico. Molti politici e cittadini ritengono minacciata la nostra identità culturale nazionale e per questo manifestano rabbia e odio verso tutto ciò che essi stessi identificano come la causa di questa minaccia. Siamo già fuori dal campo di azione dell’amore e stiamo tornando ad un livello diverso di riflessione, che non vuole più quel completamento nella cosapevolezza della propria incompletezza ma che pretende la conservazione della propria identità, ritenuta in quanto tale, autosufficiente. E badate bene, questo sentimento di esclusione dell’altro, in una logica di identificazione autarchica, non si manifesta più e non solo nei confronti dei migranti ma anche nei confronti dell’Unione Europea, alimentando il sogno di un ritorno a quell’Europa delle nazioni, del cui tragico ricordo sono testimoni le cicatrici che ci portiamo addosso. Il paradosso, poi, si completa nel momento in cui questo sentimento “esclusivo” viene radicalizzato e ulteriormente ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-08By Antonio Ruta
    4 months ago
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