La Spia

La Spia – contro ogni forma di mafia

  • Beppe Alfano, 24 anni senza Giustizia: un cronista di razza che sfidò la verità!
      Beppe Alfano aveva il fiuto del cronista di razza, ma non era neanche giornalista pubblicista (lo fu solo dopo la sua morte, come Giovanni Spampinato, Peppino Impastato e Mauro Rostagno) quando, l’otto gennaio di 24 anni fa, cadde sotto i colpi di pistola di un killer di cosa nostra. A 42 anni lavorava ed investigava, cercando la verità, in maniera solitaria su mafia, politica, intrecci fra comitati d’affari e massoneria che speculava su diversi traffici illegali avvalendosi, già all’epoca, di sovvenzioni Europee. Alfano aveva da poco iniziato un’inchiesta giornalistica che riguardava un traffico internazionale di armi, passando dalla “sua” Messina. Un’altra sua “colpa”, forse la maggiore, fu quella di aver contribuito alla cattura del boss catanese Nitto Santapaola. “Non è più tollerabile che Barcellona debba sottostare alla legge del terrore imposta da esseri socialmente pericolosi. Il tutto mentre le istituzioni politiche di peso stanno a guardare; alcuni partiti sono più latitanti che mai”. Scriveva così Beppe Alfano che si domandava: “Quali iniziative “forti” i due politici di razza barcellonese hanno intrapreso negli ultimi anni presso il ministro degli Interni affinchè, una volta per tutte, anche i barcellonesi possano finalmente iniziare a vivere tranquilli?”. Domande rimaste senza risposta, come quelle relative ai veri responsabili della sua morte. Dopo l’omicidio di Beppe Alfano seguì, infatti, un lungo processo, ancora oggi non concluso, che condannò un boss locale, Giuseppe Gullotti, all’ergastolo per aver organizzato l’omicidio, lasciando ancora ignoti i veri mandanti e le circostanze che scaturirono l’ordine di morte nei suoi confronti. 24 anni senza ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-08By Paolo Borrometi
    5 months ago
  • Beppe Alfano, 24 anni senza Giustizia: un cronista di razza che sfidò la verità!
    Beppe Alfano aveva il fiuto del cronista di razza, ma non era neanche giornalista pubblicista (lo fu solo dopo la sua morte, come Giovanni Spampinato, Peppino Impastato e Mauro Rostagno) quando, l’otto gennaio di 24 anni fa, cadde sotto i colpi di pistola di un killer di cosa nostra. A 42 anni lavorava ed investigava, cercando la verità, in maniera solitaria su mafia, politica, intrecci fra comitati d’affari e massoneria che speculava su diversi traffici illegali avvalendosi, già all’epoca, di sovvenzioni Europee. Alfano aveva da poco iniziato un’inchiesta giornalistica che riguardava un traffico internazionale di armi, passando dalla “sua” Messina. Un’altra sua “colpa”, forse la maggiore, fu quella di aver contribuito alla cattura del boss catanese Nitto Santapaola. “Non è più tollerabile che Barcellona debba sottostare alla legge del terrore imposta da esseri socialmente pericolosi. Il tutto mentre le istituzioni politiche di peso stanno a guardare; alcuni partiti sono più latitanti che mai”. Scriveva così Beppe Alfano che si domandava: “Quali iniziative “forti” i due politici di razza barcellonese hanno intrapreso negli ultimi anni presso il ministro degli Interni affinchè, una volta per tutte, anche i barcellonesi possano finalmente iniziare a vivere tranquilli?”. Domande rimaste senza risposta, come quelle relative ai veri responsabili della sua morte. Dopo l’omicidio di Beppe Alfano seguì, infatti, un lungo processo, ancora oggi non concluso, che condannò un boss locale, Giuseppe Gullotti, all’ergastolo per aver organizzato l’omicidio, lasciando ancora ignoti i veri mandanti e le circostanze che scaturirono l’ordine di morte nei suoi confronti. 24 anni senza verità ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-08By Paolo Borrometi
    5 months ago
  • Antonietta Malandrino lascia il Commissariato di Modica, va a dirigere Pachino. Nella Contea arriva Nicodemo Liotti
    Ritorna nella sua provincia, la Dottoressa Maria Antonietta Malandrino, Vice Questore Aggiunto della Polizia di Stato, che ha diretto il Commissariato di Modica dall’ottobre 2005 sino ad oggi. Qui, dopo 28 anni nella Polizia di Stato, ha consolidato le proprie esperienze professionali dopo aver già diretto altri uffici di rilievo. Infatti, dopo aver prestato servizio a Catania presso l’U.P.G.S.P. e il Commissariato Nesima, veniva inviata a dirigere l’Ufficio Immigrazione di Ragusa per poi transitare nella provincia di Siracusa ove ha diretto prima il Commissariato di Pachino, poi i Commissariati di Avola e Noto. Oltre ad essere stata in prima linea nei molteplici servizi di ordine pubblico nei comuni di Modica, Ispica, Pozzallo e Scicli, è stata testimone della evoluzione normativa che ha portato la Polizia di Stato ad affrontare a Pozzallo l’emergenza immigrazione, ancor prima della nascita dei centri di prima accoglienza (oggi hot spot), quando gli sbarchi di migranti avvenivano improvvisamente, spesso di notte, sulle coste pozzallesi. Sotto il coordinamento della Procura della Repubblica svolgeva numerose, importanti indagini di  polizia giudiziaria, assicurando alla giustizia gli autori di reati anche gravissimi (come quelli in danno di alcuni minori) che, nel tempo, portavano all’arresto di tre pedofili, in distinte operazioni di Polizia. Altre operazioni di Polizia infliggevano un duro colpo ai gruppi criminali che nel tempo avevano razziato il territorio con furti di rame, rapine in villa e in esercizi commerciali,nonché bande di italiani e stranieri dedite allo spaccio di stupefacenti. Di rilevante risonanza mediatica, anche nazionale, sono ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-07By Redazione
    5 months ago
  • Antonietta Malandrino lascia il Commissariato di Modica, va a dirigere Pachino. Nella Contea arriva Nicodemo Liotti
    Ritorna nella sua provincia, la Dottoressa Maria Antonietta Malandrino, Vice Questore Aggiunto della Polizia di Stato, che ha diretto il Commissariato di Modica dall’ottobre 2005 sino ad oggi. Qui, dopo 28 anni nella Polizia di Stato, ha consolidato le proprie esperienze professionali dopo aver già diretto altri uffici di rilievo. Infatti, dopo aver prestato servizio a Catania presso l’U.P.G.S.P. e il Commissariato Nesima, veniva inviata a dirigere l’Ufficio Immigrazione di Ragusa per poi transitare nella provincia di Siracusa ove ha diretto prima il Commissariato di Pachino, poi i Commissariati di Avola e Noto. Oltre ad essere stata in prima linea nei molteplici servizi di ordine pubblico nei comuni di Modica, Ispica, Pozzallo e Scicli, è stata testimone della evoluzione normativa che ha portato la Polizia di Stato ad affrontare a Pozzallo l’emergenza immigrazione, ancor prima della nascita dei centri di prima accoglienza (oggi hot spot), quando gli sbarchi di migranti avvenivano improvvisamente, spesso di notte, sulle coste pozzallesi. Sotto il coordinamento della Procura della Repubblica svolgeva numerose, importanti indagini di  polizia giudiziaria, assicurando alla giustizia gli autori di reati anche gravissimi (come quelli in danno di alcuni minori) che, nel tempo, portavano all’arresto di tre pedofili, in distinte operazioni di Polizia. Altre operazioni di Polizia infliggevano un duro colpo ai gruppi criminali che nel tempo avevano razziato il territorio con furti di rame, rapine in villa e in esercizi commerciali,nonché bande di italiani e stranieri dedite allo spaccio di stupefacenti. Di rilevante risonanza mediatica, anche nazionale, sono ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-07By Redazione
    5 months ago
  • Antonietta Malandrino lascia il Commissariato di Modica, va a dirigere Pachino. Nella Contea arriva Nicodemo Liotti
    Ritorna nella sua provincia, la Dottoressa Maria Antonietta Malandrino, Vice Questore Aggiunto della Polizia di Stato, che ha diretto il Commissariato di Modica dall’ottobre 2005 sino ad oggi. Qui, dopo 28 anni nella Polizia di Stato, ha consolidato le proprie esperienze professionali dopo aver già diretto altri uffici di rilievo. Infatti, dopo aver prestato servizio a Catania presso l’U.P.G.S.P. e il Commissariato Nesima, veniva inviata a dirigere l’Ufficio Immigrazione di Ragusa per poi transitare nella provincia di Siracusa ove ha diretto prima il Commissariato di Pachino, poi i Commissariati di Avola e Noto. Oltre ad essere stata in prima linea nei molteplici servizi di ordine pubblico nei comuni di Modica, Ispica, Pozzallo e Scicli, è stata testimone della evoluzione normativa che ha portato la Polizia di Stato ad affrontare a Pozzallo l’emergenza immigrazione, ancor prima della nascita dei centri di prima accoglienza (oggi hot spot), quando gli sbarchi di migranti avvenivano improvvisamente, spesso di notte, sulle coste pozzallesi. Sotto il coordinamento della Procura della Repubblica svolgeva numerose, importanti indagini di  polizia giudiziaria, assicurando alla giustizia gli autori di reati anche gravissimi (come quelli in danno di alcuni minori) che, nel tempo, portavano all’arresto di tre pedofili, in distinte operazioni di Polizia. Altre operazioni di Polizia infliggevano un duro colpo ai gruppi criminali che nel tempo avevano razziato il territorio con furti di rame, rapine in villa e in esercizi commerciali,nonché bande di italiani e stranieri dedite allo spaccio di stupefacenti. Di rilevante risonanza mediatica, anche nazionale, sono ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-07By Redazione
    5 months ago
  • Antonietta Malandrino lascia il Commissariato di Modica, va a dirigere Pachino. Nella Contea arriva Nicodemo Liotti
    Ritorna nella sua provincia, la Dottoressa Maria Antonietta Malandrino, Vice Questore Aggiunto della Polizia di Stato, che ha diretto il Commissariato di Modica dall’ottobre 2005 sino ad oggi. Qui, dopo 28 anni nella Polizia di Stato, ha consolidato le proprie esperienze professionali dopo aver già diretto altri uffici di rilievo. Infatti, dopo aver prestato servizio a Catania presso l’U.P.G.S.P. e il Commissariato Nesima, veniva inviata a dirigere l’Ufficio Immigrazione di Ragusa per poi transitare nella provincia di Siracusa ove ha diretto prima il Commissariato di Pachino, poi i Commissariati di Avola e Noto. Oltre ad essere stata in prima linea nei molteplici servizi di ordine pubblico nei comuni di Modica, Ispica, Pozzallo e Scicli, è stata testimone della evoluzione normativa che ha portato la Polizia di Stato ad affrontare a Pozzallo l’emergenza immigrazione, ancor prima della nascita dei centri di prima accoglienza (oggi hot spot), quando gli sbarchi di migranti avvenivano improvvisamente, spesso di notte, sulle coste pozzallesi. Sotto il coordinamento della Procura della Repubblica svolgeva numerose, importanti indagini di  polizia giudiziaria, assicurando alla giustizia gli autori di reati anche gravissimi (come quelli in danno di alcuni minori) che, nel tempo, portavano all’arresto di tre pedofili, in distinte operazioni di Polizia. Altre operazioni di Polizia infliggevano un duro colpo ai gruppi criminali che nel tempo avevano razziato il territorio con furti di rame, rapine in villa e in esercizi commerciali,nonché bande di italiani e stranieri dedite allo spaccio di stupefacenti. Di rilevante risonanza mediatica, anche nazionale, sono ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-07By Redazione
    5 months ago
  • ANALISI SALVATORE CALLERI (OMCOM) SU TERRORISMO JIHADISTA E CRIMINALITÀ ORGANIZZATA
    In questo momento internazionale particolare la cui attenzione è diretta al contrasto dei movimenti terroristici di tipo jihadista bisogna però sforzarsi di  mantenere una notevole vigilanza a 360 gradi su ciò che avviene attorno. In primo luogo, soprattutto per quanto riguarda l’Europa ed il Mediterraneo non bisogna dimenticare che: 1) i terroristi jihadisti in azione fino ad ora a Parigi, Nizza, Bruxelles e Berlino avevano e/o facevano in precedenza parte di piccoli gruppi criminali diffusi ed in qulche modo organizzati sul territorio. Diverso al momento il caso della Turchia. 2) i traffici internazionali tra le organizzazioni criminali narcomafiose e quelle terroriste jihadiste sono spesso sovrapponibili e con sicuri rapporti di interazione/collaborazione. 3) è altamente probabile che le reti di supporto cellulare jihadiste presenti sul territorio possano quindi contare su una ramificazione preesistente sul territorio basata su vecchie “amicizie” criminali e su addirittura i vecchi salafiti in fuga dall’Algeria negli anni 90 della guerra civile che nessuno si ricorda più. I salafiti algerini avevano una loro rete di protezione in parte rimasta e probabilmente convertitasi ad altro. 4) il procedimento di estremizzazione che avviene nelle carceri ci deve far riflettere sull’importanza dello strumento del c.d. 41bis in Italia e sull’eventuale sua estensione ad altre tipologie e sulla creazione di norme simili, ove non presenti, all’estero. 5) occuparsi del terrorismo non deve far abbassare la guardia sui fenomeni tipo la criminalità organizzata,  i narcos e la mafia. Tali forme sono pericolosissime oltre che per le interazioni esistenti con i terroristi jihadisti anche ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-06By Salvatore Calleri
    5 months ago
  • ANALISI SALVATORE CALLERI (OMCOM) SU TERRORISMO JIHADISTA E CRIMINALITÀ ORGANIZZATA
    In questo momento internazionale particolare la cui attenzione è diretta al contrasto dei movimenti terroristici di tipo jihadista bisogna però sforzarsi di  mantenere una notevole vigilanza a 360 gradi su ciò che avviene attorno. In primo luogo, soprattutto per quanto riguarda l’Europa ed il Mediterraneo non bisogna dimenticare che: 1) i terroristi jihadisti in azione fino ad ora a Parigi, Nizza, Bruxelles e Berlino avevano e/o facevano in precedenza parte di piccoli gruppi criminali diffusi ed in qulche modo organizzati sul territorio. Diverso al momento il caso della Turchia. 2) i traffici internazionali tra le organizzazioni criminali narcomafiose e quelle terroriste jihadiste sono spesso sovrapponibili e con sicuri rapporti di interazione/collaborazione. 3) è altamente probabile che le reti di supporto cellulare jihadiste presenti sul territorio possano quindi contare su una ramificazione preesistente sul territorio basata su vecchie “amicizie” criminali e su addirittura i vecchi salafiti in fuga dall’Algeria negli anni 90 della guerra civile che nessuno si ricorda più. I salafiti algerini avevano una loro rete di protezione in parte rimasta e probabilmente convertitasi ad altro. 4) il procedimento di estremizzazione che avviene nelle carceri ci deve far riflettere sull’importanza dello strumento del c.d. 41bis in Italia e sull’eventuale sua estensione ad altre tipologie e sulla creazione di norme simili, ove non presenti, all’estero. 5) occuparsi del terrorismo non deve far abbassare la guardia sui fenomeni tipo la criminalità organizzata,  i narcos e la mafia. Tali forme sono pericolosissime oltre che per le interazioni esistenti con i terroristi jihadisti anche ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-06By Salvatore Calleri
    5 months ago
  • ANALISI SALVATORE CALLERI (OMCOM) SU TERRORISMO JIHADISTA E CRIMINALITÀ ORGANIZZATA
    In questo momento internazionale particolare la cui attenzione è diretta al contrasto dei movimenti terroristici di tipo jihadista bisogna però sforzarsi di  mantenere una notevole vigilanza a 360 gradi su ciò che avviene attorno. In primo luogo, soprattutto per quanto riguarda l’Europa ed il Mediterraneo non bisogna dimenticare che: 1) i terroristi jihadisti in azione fino ad ora a Parigi, Nizza, Bruxelles e Berlino avevano e/o facevano in precedenza parte di piccoli gruppi criminali diffusi ed in qulche modo organizzati sul territorio. Diverso al momento il caso della Turchia. 2) i traffici internazionali tra le organizzazioni criminali narcomafiose e quelle terroriste jihadiste sono spesso sovrapponibili e con sicuri rapporti di interazione/collaborazione. 3) è altamente probabile che le reti di supporto cellulare jihadiste presenti sul territorio possano quindi contare su una ramificazione preesistente sul territorio basata su vecchie “amicizie” criminali e su addirittura i vecchi salafiti in fuga dall’Algeria negli anni 90 della guerra civile che nessuno si ricorda più. I salafiti algerini avevano una loro rete di protezione in parte rimasta e probabilmente convertitasi ad altro. 4) il procedimento di estremizzazione che avviene nelle carceri ci deve far riflettere sull’importanza dello strumento del c.d. 41bis in Italia e sull’eventuale sua estensione ad altre tipologie e sulla creazione di norme simili, ove non presenti, all’estero. 5) occuparsi del terrorismo non deve far abbassare la guardia sui fenomeni tipo la criminalità organizzata,  i narcos e la mafia. Tali forme sono pericolosissime oltre che per le interazioni esistenti con i terroristi jihadisti anche ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-06By Salvatore Calleri
    5 months ago
  • ANALISI SALVATORE CALLERI (OMCOM) SU TERRORISMO JIHADISTA E CRIMINALITÀ ORGANIZZATA
    In questo momento internazionale particolare la cui attenzione è diretta al contrasto dei movimenti terroristici di tipo jihadista bisogna però sforzarsi di  mantenere una notevole vigilanza a 360 gradi su ciò che avviene attorno. In primo luogo, soprattutto per quanto riguarda l’Europa ed il Mediterraneo non bisogna dimenticare che: 1) i terroristi jihadisti in azione fino ad ora a Parigi, Nizza, Bruxelles e Berlino avevano e/o facevano in precedenza parte di piccoli gruppi criminali diffusi ed in qulche modo organizzati sul territorio. Diverso al momento il caso della Turchia. 2) i traffici internazionali tra le organizzazioni criminali narcomafiose e quelle terroriste jihadiste sono spesso sovrapponibili e con sicuri rapporti di interazione/collaborazione. 3) è altamente probabile che le reti di supporto cellulare jihadiste presenti sul territorio possano quindi contare su una ramificazione preesistente sul territorio basata su vecchie “amicizie” criminali e su addirittura i vecchi salafiti in fuga dall’Algeria negli anni 90 della guerra civile che nessuno si ricorda più. I salafiti algerini avevano una loro rete di protezione in parte rimasta e probabilmente convertitasi ad altro. 4) il procedimento di estremizzazione che avviene nelle carceri ci deve far riflettere sull’importanza dello strumento del c.d. 41bis in Italia e sull’eventuale sua estensione ad altre tipologie e sulla creazione di norme simili, ove non presenti, all’estero. 5) occuparsi del terrorismo non deve far abbassare la guardia sui fenomeni tipo la criminalità organizzata,  i narcos e la mafia. Tali forme sono pericolosissime oltre che per le interazioni esistenti con i terroristi jihadisti anche ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-06By Salvatore Calleri
    5 months ago
  • La classe politica del nostro Paese, “specialista” in alcune forme verbali!
    Di tutto e di più è possibile dire dei politici del nostro Paese, tranne che non abbiano grande competenza nell’utilizzo di alcune forme verbali che sembrano davvero fatte ad hoc per defilarsi con grande nonchalance dalle loro promesse e da tutto ciò che avrebbe dovuto costituire il loro impegno dal quale noi cittadini avremmo potuto desumere una discontinuità con quanti nel tempo hanno determinato la rovina, speriamo reversibile della nostra Italia, ed invece, purtroppo, quella di essere mal rappresentati è una storia senza fine. Magari disconoscono il corretto uso del condizionale, spesso scivolano sul congiuntivo ma sono perfetti nel servirsi del futuro semplice di verbi quali fare, realizzare, cambiare e tanti altri che indicano una volontà da realizzare nel futuro. Futuro che con grande abilità non viene mai definito e che spesso fanno coincidere, per la complessità – a loro dire – delle soluzioni da ricercare, con la durata della legislatura nella quale rappresentano il Paese e che puntualmente, tutti, nessuno escluso, quando arriva il momento di dover giustificare le loro incompiute, cominciano con grande maestria il rimpallo delle responsabilità che sono sempre da imputare ad altri, meno che alla loro incapacità di realizzare quanto precedentemente promesso ed al populismo grazie al quale erano riusciti ad occupare i palazzi del potere. Continuo a vivere con la speranza che prima o poi noi cittadini sapremo mostrare la capacità d’individuare soggetti che sappiano e vogliano rappresentarci utilizzando la forma verbale del passato prossimo che, indicando fatti e progetti già conclusi, non consentirà ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-06By Giombattista Ballaro'
    5 months ago
  • La classe politica del nostro Paese, “specialista” in alcune forme verbali!
    Di tutto e di più è possibile dire dei politici del nostro Paese, tranne che non abbiano grande competenza nell’utilizzo di alcune forme verbali che sembrano davvero fatte ad hoc per defilarsi con grande nonchalance dalle loro promesse e da tutto ciò che avrebbe dovuto costituire il loro impegno dal quale noi cittadini avremmo potuto desumere una discontinuità con quanti nel tempo hanno determinato la rovina, speriamo reversibile della nostra Italia, ed invece, purtroppo, quella di essere mal rappresentati è una storia senza fine. Magari disconoscono il corretto uso del condizionale, spesso scivolano sul congiuntivo ma sono perfetti nel servirsi del futuro semplice di verbi quali fare, realizzare, cambiare e tanti altri che indicano una volontà da realizzare nel futuro. Futuro che con grande abilità non viene mai definito e che spesso fanno coincidere, per la complessità – a loro dire – delle soluzioni da ricercare, con la durata della legislatura nella quale rappresentano il Paese e che puntualmente, tutti, nessuno escluso, quando arriva il momento di dover giustificare le loro incompiute, cominciano con grande maestria il rimpallo delle responsabilità che sono sempre da imputare ad altri, meno che alla loro incapacità di realizzare quanto precedentemente promesso ed al populismo grazie al quale erano riusciti ad occupare i palazzi del potere. Continuo a vivere con la speranza che prima o poi noi cittadini sapremo mostrare la capacità d’individuare soggetti che sappiano e vogliano rappresentarci utilizzando la forma verbale del passato prossimo che, indicando fatti e progetti già conclusi, non consentirà ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-06By Giombattista Ballaro'
    5 months ago
  • La classe politica del nostro Paese, “specialista” in alcune forme verbali!
    Di tutto e di più è possibile dire dei politici del nostro Paese, tranne che non abbiano grande competenza nell’utilizzo di alcune forme verbali che sembrano davvero fatte ad hoc per defilarsi con grande nonchalance dalle loro promesse e da tutto ciò che avrebbe dovuto costituire il loro impegno dal quale noi cittadini avremmo potuto desumere una discontinuità con quanti nel tempo hanno determinato la rovina, speriamo reversibile della nostra Italia, ed invece, purtroppo, quella di essere mal rappresentati è una storia senza fine. Magari disconoscono il corretto uso del condizionale, spesso scivolano sul congiuntivo ma sono perfetti nel servirsi del futuro semplice di verbi quali fare, realizzare, cambiare e tanti altri che indicano una volontà da realizzare nel futuro. Futuro che con grande abilità non viene mai definito e che spesso fanno coincidere, per la complessità – a loro dire – delle soluzioni da ricercare, con la durata della legislatura nella quale rappresentano il Paese e che puntualmente, tutti, nessuno escluso, quando arriva il momento di dover giustificare le loro incompiute, cominciano con grande maestria il rimpallo delle responsabilità che sono sempre da imputare ad altri, meno che alla loro incapacità di realizzare quanto precedentemente promesso ed al populismo grazie al quale erano riusciti ad occupare i palazzi del potere. Continuo a vivere con la speranza che prima o poi noi cittadini sapremo mostrare la capacità d’individuare soggetti che sappiano e vogliano rappresentarci utilizzando la forma verbale del passato prossimo che, indicando fatti e progetti già conclusi, non consentirà ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-06By Giombattista Ballaro'
    5 months ago
  • Rapina al Bingo di Ragusa, malviventi in fuga. Indaga la Polizia
    Rapina alla sala Bingo di Ragusa poco prima delle 15,00. Bottino ancora da quantificare. Una Fiat Panda a bordo della quale si sarebbero allontanati i malviventi, è stata data alle fiamme alle 15,00 in contrada Tre Casuzze ad alcune centinaia di metri dalla sala in questione. Probabilmente un complice ad attendere i rapinatori per la fuga. Contrada Tre Casuzze è attraversata da una strada che collega il capoluogo alla strada statale Ragusa-Catania. Indaga la Squadra mobile della Polizia di Stato. ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-05By Redazione
    5 months ago
  • Rapina al Bingo di Ragusa, malviventi in fuga. Indaga la Polizia
    Rapina alla sala Bingo di Ragusa poco prima delle 15,00. Bottino ancora da quantificare. Una Fiat Panda a bordo della quale si sarebbero allontanati i malviventi, è stata data alle fiamme alle 15,00 in contrada Tre Casuzze ad alcune centinaia di metri dalla sala in questione. Probabilmente un complice ad attendere i rapinatori per la fuga. Contrada Tre Casuzze è attraversata da una strada che collega il capoluogo alla strada statale Ragusa-Catania. Indaga la Squadra mobile della Polizia di Stato. ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-05By Redazione
    5 months ago
  • Rapina al Bingo di Ragusa, malviventi in fuga. Indaga la Polizia
    Rapina alla sala Bingo di Ragusa poco prima delle 15,00. Bottino ancora da quantificare. Una Fiat Panda a bordo della quale si sarebbero allontanati i malviventi, è stata data alle fiamme alle 15,00 in contrada Tre Casuzze ad alcune centinaia di metri dalla sala in questione. Probabilmente un complice ad attendere i rapinatori per la fuga. Contrada Tre Casuzze è attraversata da una strada che collega il capoluogo alla strada statale Ragusa-Catania. Indaga la Squadra mobile della Polizia di Stato. The post Rapina al Bingo di Ragusa, malviventi in fuga. Indaga la Polizia appeared first on .: La Spia :. contro ogni forma di mafia. ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-05By Redazione
    5 months ago
  • A Pozzallo 114 subsahariani, la Polizia ferma 2 scafisti, uno è minorenne
    La Polizia a seguito dello sbarco di ieri ha raccolto gravi indizi di colpevolezza a carico di: BOVARO Ibrahima, nato in Guinea Bissau il 13.01.1997, C.S. gambiano di 17 anni Secondo i testimoni sono loro che hanno condotto le imbarcazioni partite dalle coste libiche. I responsabili del delitto previsto dall’art. 12 D.Lgs.vo 25.7.1998 nr. 286, concorrevano con altri soggetti presenti in Libia al fine di trarne ingiusto ed ingente profitto, compiendo atti diretti a procurare l’ingresso clandestino nel territorio dello Stato di cittadini extracomunitari. Il delitto è aggravato dal fatto di aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale in Italia di più di 5 persone; perché è stato commesso da più di 3 persone in concorso tra loro; per aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale delle persone esponendole a pericolo per la loro vita e incolumità ed inoltre per aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale le persone sono state sottoposte a trattamento inumano e degradante.   I migranti provenienti dal centro Africa sono stati ospitati presso l’Hot Spot di Pozzallo per essere visitati, identificati e trasferiti in altri centri. MODALITA’ DI SOCCORSO IN MARE Alle ore 05.30 del giorno 02.01.2017, l’unità navale “GOLFO AZZURRO” veniva inviata da IMRCC Roma al fine di soccorrere un’imbarcazione in difficoltà di navigazione. Nella medesima posizione venivano anche inviati la nave “LAIMA” e la nave “BORSINI” che assumeva, su disposizione della IMRCC, il coordinamento delle operazioni. Alle ore 09.25 la M/V “GOLFO AZZURRO” intercettava il natante in difficoltà dando inizio, insieme alle altre ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-05By Redazione
    5 months ago
  • 33 anni fa ucciso Giuseppe Fava, da cronista denuncio’ zona grigia
    “A che serve vivere, se non c’e’ il coraggio di lottare?”. Risuonano ancora oggi le parole del giornalista Pippo Fava, ucciso il 5 gennaio del 1984, mentre andava a prendere la nipote che recitava in Pensaci, Giacomino! al teatro Verga di Catania. Non fece neanche in tempo a scendere dalla sua Renault 5 che fu attinto da cinque proiettili della famigerata calibro 7,65, arma di molti omicidi di mafia. Eppure Fava, gia’ delegittimato da tanti “benpensanti” colleghi in vita, fu drammaticamente screditato nel momento della morte. L’omicidio, infatti, fu etichettato come delitto per questioni di donne, con titoloni che parlavano di omicidio per “movente passionale”. E per chi proprio non credeva alle donne, ecco la seconda pista accreditata: il movente economico, per le difficolta’ in cui versava la sua rivista “I Siciliani”. Persino i funerali diventarono terreno di scontro. L’allora sindaco di Catania, Angelo Munzone, affermo’ che la mafia a Catania non esisteva. Solo successivamente, l’evidenza delle denunce giornalistiche di Pippo Fava sulle collusioni tra Cosa nostra ed i cavalieri del lavoro catanesi, quella zona grigia in cui convergono gli interessi della mafia, dell’economia e della politica, verra’ rivalutata dalla magistratura inquirente. Nel 1998 si e’ concluso a Catania il processo “Orsa Maggiore 3” dove per l’omicidio di Giuseppe Fava sono stati condannati all’ergastolo il boss mafioso Nitto Santapaola, ritenuto il mandante, Marcello D’Agata e Francesco Giammuso come organizzatori (poi assolti), ed Aldo Ercolano come esecutore assieme al reo confesso Maurizio Avola. Giuseppe Fava era un giornalista che cercava di ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-05By Paolo Borrometi
    5 months ago
  • 33 anni fa ucciso Giuseppe Fava, da cronista denuncio’ zona grigia
    “A che serve vivere, se non c’e’ il coraggio di lottare?”. Risuonano ancora oggi le parole del giornalista Pippo Fava, ucciso il 5 gennaio del 1984, mentre andava a prendere la nipote che recitava in Pensaci, Giacomino! al teatro Verga di Catania. Non fece neanche in tempo a scendere dalla sua Renault 5 che fu attinto da cinque proiettili della famigerata calibro 7,65, arma di molti omicidi di mafia. Eppure Fava, gia’ delegittimato da tanti “benpensanti” colleghi in vita, fu drammaticamente screditato nel momento della morte. L’omicidio, infatti, fu etichettato come delitto per questioni di donne, con titoloni che parlavano di omicidio per “movente passionale”. E per chi proprio non credeva alle donne, ecco la seconda pista accreditata: il movente economico, per le difficolta’ in cui versava la sua rivista “I Siciliani”. Persino i funerali diventarono terreno di scontro. L’allora sindaco di Catania, Angelo Munzone, affermo’ che la mafia a Catania non esisteva. Solo successivamente, l’evidenza delle denunce giornalistiche di Pippo Fava sulle collusioni tra Cosa nostra ed i cavalieri del lavoro catanesi, quella zona grigia in cui convergono gli interessi della mafia, dell’economia e della politica, verra’ rivalutata dalla magistratura inquirente. Nel 1998 si e’ concluso a Catania il processo “Orsa Maggiore 3” dove per l’omicidio di Giuseppe Fava sono stati condannati all’ergastolo il boss mafioso Nitto Santapaola, ritenuto il mandante, Marcello D’Agata e Francesco Giammuso come organizzatori (poi assolti), ed Aldo Ercolano come esecutore assieme al reo confesso Maurizio Avola. Giuseppe Fava era un giornalista che cercava di ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-05By Paolo Borrometi
    5 months ago
  • 33 anni fa ucciso Giuseppe Fava, da cronista denuncio’ zona grigia
    “A che serve vivere, se non c’e’ il coraggio di lottare?”. Risuonano ancora oggi le parole del giornalista Pippo Fava, ucciso il 5 gennaio del 1984, mentre andava a prendere la nipote che recitava in Pensaci, Giacomino! al teatro Verga di Catania. Non fece neanche in tempo a scendere dalla sua Renault 5 che fu attinto da cinque proiettili della famigerata calibro 7,65, arma di molti omicidi di mafia. Eppure Fava, gia’ delegittimato da tanti “benpensanti” colleghi in vita, fu drammaticamente screditato nel momento della morte. L’omicidio, infatti, fu etichettato come delitto per questioni di donne, con titoloni che parlavano di omicidio per “movente passionale”. E per chi proprio non credeva alle donne, ecco la seconda pista accreditata: il movente economico, per le difficolta’ in cui versava la sua rivista “I Siciliani”. Persino i funerali diventarono terreno di scontro. L’allora sindaco di Catania, Angelo Munzone, affermo’ che la mafia a Catania non esisteva. Solo successivamente, l’evidenza delle denunce giornalistiche di Pippo Fava sulle collusioni tra Cosa nostra ed i cavalieri del lavoro catanesi, quella zona grigia in cui convergono gli interessi della mafia, dell’economia e della politica, verra’ rivalutata dalla magistratura inquirente. Nel 1998 si e’ concluso a Catania il processo “Orsa Maggiore 3” dove per l’omicidio di Giuseppe Fava sono stati condannati all’ergastolo il boss mafioso Nitto Santapaola, ritenuto il mandante, Marcello D’Agata e Francesco Giammuso come organizzatori (poi assolti), ed Aldo Ercolano come esecutore assieme al reo confesso Maurizio Avola. Giuseppe Fava era un giornalista che cercava di ... read more
    Source: La SpiaPublished on 2017-01-05By Paolo Borrometi
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